— No, — ella rispose. — Non è ritornato a casa?

— Non l'ho più riveduto da stamani. —

La giovanetta, mostrando una tranquillità ch'era lungi dal sentirsi nel cuore, le disse che il Miller aveva promesso di vegliare sul signor Cooper, il quale era certo con lui, al sicuro.

— Del resto, — soggiunse — vo io a pigliarlo.

— Oh, mi duole assai che tu esca di nuovo con questo tempaccio!... Ma sono in tanta pena per il nonno!... E tu no, figliuola?

— Io no, davvero. Non dubito ch'è in chiesa, sano e salvo. Ci vo immediatamente. Sapete bene, zietta, che la neve non mi sgomenta.

— Mettiti allora il mio scialle grande. —

La signora Sullivan andò a prendere lo scialle da un armadio ch'era nell'anticamera, e Gertrude approfittò della sua assenza per pregare il dottor Jeremy d'aspettar il suo ritorno, posto che l'agitazione d'animo spesso faceva cadere la povera donna in deliquio, ed ella temeva di lasciarla sola nell'inquietudine in cui si trovava a cagione della prolungata assenza di suo padre.

Il tempo era infatti pessimo, e oramai calava la sera. La forza del vento impediva a Gertrude di reggere un ombrello aperto, sicchè i turbinanti fiocchi di neve l'accecavano mentre affrettava il passo lungo i marciapiedi bagnati. Percorse così parecchie vie innanzi di arrivare alla chiesa. Entrò nell'edifizio già quasi deserto avendo i muratori terminato la loro giornata, e vide subito che il signor Cooper non c'era. Disperava di potersene procurare notizie, quando le venne incontro il Miller che scendeva dalla galleria. Egli pareva stupito di vederla, e le domandò se il vecchio non fosse a casa. Udito che no, le disse ch'egli non aveva potuto in nessuna maniera persuaderlo a lasciarvisi condurre all'ora di desinare; perciò se l'era dovuto portare seco, ma credeva che avanti sera si sarebbe indotto a farsi accompagnare alla propria abitazione da uno dei ragazzi.

Dunque era probabile che fosse tuttavia coi Miller. La famiglia aveva di recente sgomberato, e Gertrude non sapeva dove abitasse adesso; nondimeno non volle permettere che il muratore, il quale doveva ancora finire un lavoro, venisse con lei, e s'avviò sollecitamente seguendo le sue indicazioni. Fu un'altra camminata disagiosa. Trovate, non senza qualche difficoltà, la strada e la casa, salì e picchiò all'uscio esterno ch'era socchiuso. Nessuno rispose. Aspettò un poco, poi si risolse ad entrare. Da una stanza a destra giungeva un tale schiamazzo di voci infantili ch'ella non tentò nemmeno di farsi intendere, e, tralasciando le cerimonie, entrò anche in quella. Alla sua comparsa uno stormo di bambini si disperse tutt'intorno e si rimpiattò negli angoli, mentre la signora Miller, piena di confusione vedendosi sorpresa in mezzo al disordine della sua cucina, spingeva contro il muro un cavalletto carico di panni da asciugare, scoprendo così agli sguardi di Gertrude quegli ch'ella cercava, accoccolato presso il fuoco nel consueto suo atteggiamento malinconico. Ma la fanciulla aveva appena mosso un passo dalla soglia per andare a lui, quando successe una cosa strana che la fece indietreggiare esterrefatta. Da un tettuccio collocato lungo la parete, dirimpetto all'uscio, si rizzò di scatto una persona che vi giaceva, la quale guardandola fissamente stese una mano verso di lei come per respingerla, e mandò un acuto strido.