— Impossibile! — esclamò Isabella rizzandosi di scatto.
— Te ne accerterai coi tuoi propri occhi, — replicò Rina — giacchè viene qui con lei.
— Curioso! Perchè mai l'avrà accompagnata?
— Per dar prova del suo buon gusto. Non avrebbe potuto trovare una compagnia più amabile.
— Io non sono del tuo parere su questo punto. Confesso che non vedo nulla di tanto amabile in quella ragazza.
— Perchè non vuoi. Tutti la dicono attraentissima. Il signor Bruce apre il cancello per farla passare, con altrettanto rispetto che se fosse una regina. Mi piace questo suo contegno.
— Guarda! Ha quel famoso cappellino chiuso, bianco. E quell'abito di ghingano a scacchi! Che ne deve pensare il signor Bruce, critico tanto fine in materia d'abbigliamenti femminili? —
Gertrude e il suo compagno intanto s'avvicinavano alla casa. Ella alzò gli occhi, vide le due signorine sulla soglia, e sorrise piacevolmente a Rina, la quale faceva comici sberleffi e le lanciava occhiate significanti, dietro le spalle d'Isabella. Ma il giovanotto, la cui attenzione era tutta rivolta a lei, non s'accòrse delle altre, e queste lo udirono distintamente dire, nell'atto che le porgeva un involto che egli aveva galantemente portato:
— Penso che non entrerò. Sarebbe una tal seccatura doversi mettere a conversare con estranei! Ditemi, non lavorate più in giardino, la mattina?
— No, — rispose Gertrude — del mio giardino non esiste più se non la memoria!