— A leggere, — disse la piccola Bruce. — Oggi essa leggerà alla signorina Emilia il rimanente dell'Amleto di cui le lesse ieri i tre primi atti, ed io ho il permesso di star con loro, ad ascoltare. Ci capisco poco o nulla, quando lo leggo da me, ma sentito da lei diventa tutto piano. È una lettrice maravigliosa. Sono venuta apposta per udire la fine della tragedia. —

Restata sola, Rina si stese sul sofà che era nell'atrio, e s'addormentò. Fu destata dalla signora Graham, la quale arrivava da Boston poco innanzi l'ora d'andare a tavola, e trovatala lì a dormire,, ancora in veste da mattina, la scosse per un braccio e le disse con quella sua voce che ad onta delle migliori intenzioni non poteva essere se non grossa e rude:

— Su, su, Rina Ray, svegliati e va' a vestirti per il pranzo! Ho veduto alla finestra Bella già pronta e veramente splendida. Vorrei che ti dessi anche tu un po' di cura d'abbellirti, di comparire! —

Ella sbadigliò, e, col suo comodo, obbedì all'ordine della zia. Era sua politica, quando aveva offeso in qualche modo la cugina, contenersi come se ne fosse inconsapevole; Isabella dal canto proprio faceva bensì il broncio, ma lo smetteva presto, troppo essendole necessaria la sua compagnia. E così non tardavano a ritornare amiche più di prima.

— Bella, — disse Rina, mentre si ravviava i capelli, allo specchio — ti rammenti quella ragazzetta che tutte le mattine nell'andare a scuola incontravamo in compagnia d'un vecchio paralitico?

— Sì.

— Io credo, sai, che fosse Gertrude Flint. Ha fatto un gran cambiamento, sicuro: ma i lineamenti sono sempre gli stessi, e certo non c'è al mondo un altro par d'occhi come quelli.

— Non dubito punto che sia la medesima persona, — rispose Isabella freddamente.

— L'avevi già pensato?

— Sì, quando Fanny ha detto che conosce Guglielmo Sullivan.