Poi chiuse gli occhi, e di lì a pochi minuti il suo respiro profondo e regolare avvertì la giovanetta ch'egli s'era addormentato.
Visto che non le sarebbe stato possibile passare senza rischio di destarlo, ella posò il giornale, e si chinò per prendere dalla sua tasca un lavoretto, giacchè ben di rado rimaneva un momento oziosa. In quell'atto notò sulla soglia un'ombra, e alzando il viso si vide davanti proprio la persona che s'era proposta d'evitare.
Il signor Bruce la fissava con la sua aria indolente d'uomo sicuro di sè, da cui sempre tanto si sentiva offesa. Egli teneva in una mano un mazzo di rose reggendolo in modo da presentarlo alla sua ammirazione.
— Bellissime! — ella disse gettando uno sguardo ai ramicelli carichi d'una lussureggiante fioritura di rose muscose ancora in bocciuolo: ve n'erano di porporine e di bianche.
Parlava a voce sommessa temendo di rompere il sonno del signor Graham. Egli abbassò la sua fino a un mormorio appena percettibile per dirle, mentre faceva oscillare le rose sul capo di lei:
— Le credevo belle quando le ho còlte, ma adesso il paragone le fa scomparire. —
E guardava espressivamente le gote della fanciulla.
Questo vieto complimento, parve a Gertrude oltremodo insulso, venuto dalla bocca del signor Bruce. Ella si rizzò, per uscire dalla porta della facciata, dicendo:
— Attraverso il portico e mando a dire alle signore che siete qui.
— Oh, no, ve ne prego! — fece egli sbarrandole il passo. — Sarebbe una crudeltà. Io non ho il minimo desiderio di vederle. —