— Signorina Gertrude, — insistette — proprio non volete venire?
— Ho promesso alla signorina Emilia e non potrei posporre quest'impegno a un altro invito, — replicò la fanciulla, lieta d'avere una scusa che giustificava il suo rifiuto.
— Eh, via! Trovereste il modo, se voleste.... In caso contrario, offro il posto nel mio carrozzino a Rina Ray. —
Il peso ch'egli pareva dare a questa minaccia stupì Gertrude.
— È mai possibile — ella pensò — che si lusinghi di pungermi e di conturbarmi? Ma io mi rallegro all'idea di procurare così a Rina il piacere di cotesta scarrozzata! È tanto amante dei divertimenti, e ha rare occasioni d'appagare i suoi gusti! —
Entrarono nel salotto. Ben Bruce cercò la signorina Ray, seduta nel vano d'una finestra; Gertrude, non trovando Emilia, non si fermò a lungo, ma abbastanza tuttavia da vedere le esagerate premure ch'egli ostentava verso la ragazza e che non furono notate da lei sola.
Rina promise di buon grado d'accompagnarlo nella gita divisata per il giorno appresso, e mantenne la parola. La signora Graham, la signora Bruce, Isabella e il tenente, li seguivano in un altro legno. Quanto ad Emilia e Gertrude, fecero attaccare Carlotto, il cavallo bianco, al vecchio buggy e, presa la diversa direzione che già prima avevano scelta, si godettero tranquillamente la loro passeggiata.
XXXI.
Giuoca (e del giuoco fa un'arte)
Con quella povera cosa