Sacra ch'è un cuore umano.

New Timon.

Passarono giorni e settimane senza che nulla accadesse di notevole in casa del signor Graham. La stagione oramai era torrida e non si facevano più gite, nè a piedi nè in vettura. Il tenente Osborne aveva lasciato Boston che nell'estate veniva abbandonata da quasi tutti gli amici della signora Graham e delle sue nipoti. Isabella Clinton, la quale non sapeva sopportare con pazienza nè i calori eccessivi nè la solitudine, diventava ogni giorno più irritabile e più stizzosa.

Per la sua cuginetta invece quelle giornate estive erano piene di commozioni. Il signor Bruce rimaneva nel vicinato, visitava costantemente la famiglia, ed esercitava un grande influsso tanto sul contegno esteriore che sullo stato d'animo della fanciulla, ch'erano fluttuanti e mutevoli a seconda delle sue attenzioni o della sua negligenza verso di lei. Nè può far maraviglia che la povera Rina fosse confusa e turbata dinanzi alla sua condotta, la quale doveva riescire incomprensibile a chi non ne conoscesse il segreto movente. Persuaso che Gertrude cercherebbe di riconquistarlo se temesse di vederselo sfuggire davvero, Ben corteggiava un'altra con l'unico fine d'eccitare un senso di gelosia e di seria apprensione in quella ragazza povera, protetta dai Graham, che osava spregiare le sue profferte d'amore. E però non si mostrava preso di Rina se non sotto gli occhi di Gertrude, o quando era sicuro che questa avrebbe risaputo le premure da lui prodigate all'illusa. Il suo comportamento era quindi oltremodo ineguale, e ora faceva credere all'ingenua ed affettuosa creatura ch'egli sentisse per lei la tenerezza appassionata d'un innamorato, ora le faceva temere d'averlo inconsapevolmente offeso con la sua spensierata gaiezza e il suo franco linguaggio. Per disgrazia anche la zia Graham non mancava in nessuna occasione di motteggiarla o complimentarla sulla sua conquista, ribadendo così nel cuore della semplicetta la fede che la simpatia manifestatale dal signor Bruce fosse sincera.

La finzione di costui cagionava una tormentosa inquietudine a Gertrude, che presto l'aveva indovinata e n'era dolente ed inquieta per la felicità e la pace di Rina che con tenera sollecitudine avrebbe voluto difendere. I sospetti destati in lei fin da principio, dall'ambigua condotta di Ben, erano divenuti certezza, perchè, spesso, dopo aver dato ostentate prove di devozione alla signorina Ray, egli giudicava opportuno di sperimentarne l'effetto sull'altra, tentandola con qualche nuova lusinga, anzi lasciandole chiaramente intendere ch'ella aveva sempre il potere di togliere a Rina ogni diritto alle sue grazie.

Gertrude tutte le volte che le si offriva il destro, non meno chiaramente gli significava ch'egli aveva scelto proprio il vero modo di rendersi odioso ricorrendo a così bassi artifizi per mortificarla; ma il giovane egoista, il quale attribuiva il suo sdegno a quella gelosia che desiderava appunto provocare, persisteva ne' suoi procedimenti folli e malvagi.

Ella, d'altronde, posto che Ben le faceva il galante senza profferirle il cuore e la mano, non credeva affatto alle sue dichiarazioni amorose e le considerava dirette soltanto a sviarla per propria sodisfazione da quella savia condotta in cui si manteneva con fermezza. Ma comprendeva bene che per quanto vani e leggeri fossero i sentimenti da cui veniva attratto a lei, peggio erano quelli che lo spingevano a corteggiare Rina Ray; e la manifesta inconsapevolezza dell'ingenua fanciulla profondamente l'affliggeva.

Cosa strana: Rina, che poche settimane addietro vedeva nella signorina Flint una rivale, ora l'aveva eletta per amica intima e confidente. Sua zia era troppo materiale e rude, Isabella troppo egoista e vana, perchè potesse pensare a farle partecipi delle sue piccole vicende di cuore. Invero neppure a Gertrude confessava apertamente d'amare Ben Bruce, ma la trasparenza del suo carattere era tale, che ella aveva tradito il suo segreto senza immaginarselo.

Fuor di Gertrude nessuno pareva accorgersi del cambiamento avvenuto in lei. La gaia, ridente, spensierata Rina, aveva accessi di malinconica fantasticheria; la sua faccia, una volta raggiante sempre come il sole, si rannuvolava d'improvviso, perdeva tutto il suo splendore; ora ella era briosa e spigliata più del naturale, ora aveva un'aria pensosa, e furtivamente alzava uno sguardo ansioso sul volto del signor Bruce come per studiar il suo umore o spiare i suoi sentimenti. S'ella vedeva Gertrude passeggiare in giardino o la sapeva sola nella sua camera, andava a lei, le metteva un braccio intorno alla vita, s'appoggiava alla sua spalla, e prendeva a chiacchierare sul soggetto favorito. Raccontava, con un misto di semplicità e di follia, le gentili attenzioni del signor Bruce, i suoi complimentosi discorsi; parlava di lui per un'ora interrogando l'amica sull'opinione ch'ella aveva de' suoi meriti e della sincerità di quell'ammirazione ch'egli apertamente le professava. Toccava anche d'un qualche difetto del giovane che ai suoi occhi era quasi la perfezione stessa: ma quando Gertrude ne conveniva, ed esprimeva il suo rincrescimento di quel difetto evidente, ella si sforzava con ingenuo ardore a provarle che tutt'e due s'erano ingannate, e che se mai egli ne aveva uno, era proprio l'opposto. Le domandava se ella credeva che Ben parlasse sul serio, soggiungendo che lei, per conto suo, non lo credeva affatto: erano tutte sciocchezze.... E poi quando Gertrude, cogliendo la palla al balzo, cercava di confermarla in questo parere e la consigliava di non fidarsi delle sue smaccate adulazioni, il viso della povera Rina si rabbuiava tutto, ed ella si diffondeva in sottili ragionamenti per dimostrare che pur qualche volta era sincero: la lealtà, la serietà, si sentivano nel suo accento, nelle sue espressioni....

Era inutile ogni accenno a un pericolo, ogni tentativo di porla in guardia: Ben Bruce l'aveva infatuata.