— Ma una parte, s'intende, ne indosserai, e per il resto bisognerà trovare un luogo adatto.

— Voi, sì, avete dove metterla la vostra roba, — riprese Gertrude girando gli occhi intorno. — Che bella stanza, questa!

— Non c'è mica molta differenza da quella del signor Flint. È circa della stessa grandezza e ha due finestre come la sua. Soltanto la mia dispensa è più comoda. La vostra non ha che tre angoli; ma quest'è tutto il vantaggio.

— Oh, non c'è paragone, per altro! Voi qui non avete letti, e le seggiole sono tutte in fila e la tavola è lustra che sembra uno specchio, e il pavimento è ben pulito, e la stufa è nuova, e dalle finestre c'entra un sole splendido che consola! Ah, magari fosse così la nostra camera! Avrei proprio scommesso che è anche più piccola della metà.... Figuratevi, lo zio True stamani ha inciampato nelle molle, e diceva che non c'è tanto spazio da far dondolare un gatto!

— Dov'erano le molle? — domandò la signora Sullivan.

— Per terra, signora, proprio nel mezzo....

— Vedi, io non tengo la roba per terra. E credo che se la vostra stanza fosse ripulita e ogni cosa ci avesse il suo posto, farebbe quasi la stessa figura della mia.

— Vorrei pure vederla messa tutta bene in ordine! — disse Gertrude. — Ma come fare coi letti?

— Appunto ci pensavo. C'è quella dispensina che doveva essere uno stanzino da bagno quando la casa era nuova e abitata da signori; è grande abbastanza da collocarvi un lettino e due seggiole; potrebb'essere una comoda cameretta per te. Ora non c'è dentro che ciarpame da buttar via: se mai ci si trovasse qualche cosa di servibile, si riporrebbe nello stambugio.

— Che bella idea! — esclamò la bambina. — Così lo zio True riavrebbe il suo letto.... Io dormirei là, sul pavimento.