— Là, sotto la panca! — rispose il ragazzo ridendo. — Possibile che abbia paura di me?
— Non mi figuravo che fosse salvatica a questo segno! — esclamò True. — Suvvia, scioccherella, — soggiunse andando verso di lei — esci di lì e guarda Guglielmo. Questo è Guglielmo Sullivan.
— Io non ho nessuna voglia di vederlo, — mormorò Gertrude.
— Non hai voglia di vedere Guglielmo? — replicò il buon uomo. — Tu non sai quel che tu ti dica! Guglielmo è il più bravo figliuolo che mai ci fu al mondo, e m'immagino che tra poco sarete amiconi.
— Io non gli piacerò, — disse la bambina. — So che non posso piacergli.
— O perchè non dovresti piacermi? — domandò il ragazzo avvicinandosi all'angolo dov'ella se ne stava nascosta con la faccia tra le palme, com'era suo costume quando qualche cosa l'angosciava. — Scommetto invece che mi piacerai moltissimo appena t'avrò veduta! —
Così dicendo si chinò, le scoperse la faccia prendendole le mani e tenendole strette tra le sue, le piantò gli occhi addosso, e salutando con uno scherzoso cenno del capo disse piacevolmente:
— Come va, cuginetta Gertrude, come va?
— Io non sono tua cugina, — ella rispose.
— Ma sì, sei.... — affermò egli. — Lo zio True è zio tuo e mio, sicchè siamo cugini.... non è chiaro? E desidero che facciamo conoscenza.... —