Gertrude non seppe resistere alla cordialità di Guglielmo. Si lasciò tirar fuori dal suo nascondiglio e condurre verso la parte meglio rischiarata della stanza. Ma quando fu presso al lume tentò di liberar le mani per coprirsi di nuovo il viso. Egli non glielo permise; e attraendo la sua attenzione sul pacchetto non ancora aperto, eccitando la sua curiosità circa l'oggetto che poteva contenere, riuscì a distrarre il suo pensiero da lei stessa, di guisa ch'ella non tardò a rinfrancarsi.
— Lo zio True dice ch'è per te.... Io non ho idea di ciò che possa essere.... e tu? Tasta, gli è qualche cosa molto duro.... —
Gertrude tastò, e guardò il lampionaio maravigliata e curiosa.
— Guglielmo, aprilo, — disse questi.
Guglielmo cavò di tasca un coltellino, tagliò lo spago, tolse il foglio di carta, e scoperse una di quelle figurine di gesso, tanto comuni, rappresentanti il piccolo Samuele in orazione.
— Oh, che bellezza! — esclamò Gertrude brillando di gioia.
— O come non ho indovinato? — disse il ragazzo. — Avrei pur dovuto riconoscerlo al tasto!
— Ah, tu l'avevi già veduto? — domandò ella.
— Non questo medesimo, ma tanti altri simili.
— Davvero? Io non ne vidi mai. Non c'è al mondo, credo, una più bella cosa. Zio True, dite, è proprio per me? Dove l'avete trovato?