— L'ho avuto grazie a un caso singolare. Minuti prima d'incontrarti, Guglielmo, ero fermo all'angolo della strada per accendere il mio lampione, quand'ecco vedo venire uno di quei ragazzi forestieri che vendono le figurine. Ne aveva dimolte come questa, e anche qualcuna nera, tutte messe in bella mostra sopra una tavola, e camminava con quella roba in capo. Mentre io lo guardavo pensando come mai facesse a reggerle ritte, gli succede d'urtar la tavola nella colonna del lampione, e, patatrac, le figurine precipitano di sotto. Fortunatamente per lui c'era accosto al marciapiede un bel monte di neve morbida, dove sono andate a cascare, la maggior parte senza danno. Solo alcune scappate sui mattoni si sono ridotte in briciole. Mi faceva compassione, poveretto; era tardi, e sicuro doveva averne vendute pochine se gliene restavano tante sulle braccia....
— Sulla testa, volete dire, — osservò Guglielmo.
— Bene, sulla testa, o sulla neve, o dove più vi garba, signorino, — fece il lampionaio.
— Ed io so che cosa avete fatto voi, zio True, come se fossi stato presente. Avete posato la scala e l'accenditoio, e vi siete messo all'opera aiutandolo a raccattarle.... Conosco il vostro costume. Spero che se mai aveste a trovarvi in qualche difficoltà voi stesso, qualcuno di coloro che aiutaste sarà pronto a contraccambiarvi.
— Quello lì, Guglielmo, non ha aspettato ch'io mi trovassi in qualche difficoltà: m'ha contraccambiato subito. Ha strisciato una riverenza, toccandosi il cappello, come se io fossi il primo signore del paese, e con un discorso nel suo gergo, del quale non capivo una saetta, ha insistito perchè accettassi una delle sue figurine. Io stavo per dirgli che non la volevo, ma poi ho pensato che forse piacerebbe alla mia piccola Gertrude....
— Oh sì, mi piace! — disse la bambina. — L'avrò più caro.... no, non più, ma quasi altrettanto caro che il mio gattino; non proprio altrettanto, perchè quello era vivo.... insomma, quasi. Non ha un'aria di ragazzino bravo, dite? —
True vedendo Gertrude tutta rapita dalla sua figurina, andò a preparare il tè lasciando che i due ragazzi s'intrattenessero tra loro.
— Devi aver cura di non romperla, — disse Guglielmo. — Avevamo una volta in bottega un Samuele proprio eguale a questo; io sbadatamente lo lasciai cadere sul banco e lo ruppi in mille pezzi.
— Come lo chiami?
— Un Samuele: sono tutti Samueli.