Ella piangeva, dunque, come piangono i desolati; e pianse finchè la fonte delle sue lacrime fu esaurita. Affranta, debole, sconvolta, si rizzò, andò alla finestra, e, rimosse dalla fronte le dense ciocche dei suoi lunghi capelli, si sporse a respirare la fresca brezza notturna che la ristorò alquanto.

La tempesta dell'anima sua si calmava mentre, fissi gli occhi alle vive luci splendenti su lei dall'alto, così placide e soavi nel loro fulgore, ella sembrava comunicare con cose divine. Anche ora le stelle la compassionavano come nelle notti della sua infanzia solitaria, anche ora le sussurravano: «Gertrudina! Gertrudina! Povera piccola Gertrudina!»

Intenerita, commossa dal loro sguardo pietoso, ella cadde, lentamente, in ginocchio. E la sua faccia levata verso il cielo, le mani giunte, la dolce rassegnazione espressa da tutto il suo aspetto, manifestavano che come quando ella aveva inalzato la prima tacita preghiera al Dio allora ignoto, la sua anima adesso illuminata era in profonda comunione col suo Creatore, e ripeteva le semplici parole: «Signore, eccomi!»

Oh, benedetta la religione che può sostenerci in ore come quella! Oh, benedetta la fede che quando ogni appoggio terreno ci manca e la nostra più salda colonna risulta essere di sabbia, eleva l'anima al di sopra d'ogni altro bisogno, e la ricovera nel seno di Dio!

Ma ecco che la giovanetta sente una mano gentile posarsi sul suo capo. Si volge, e vede Emilia, che ella credeva immersa nel sonno, ma che invece l'ansietà teneva desta, e i cui timori s'erano raddoppiati all'udire un suono di singhiozzi mal repressi.

— Gertrude, — disse questa con tono addolorato — tu sei afflitta e me lo nascondi? Non distoglierti da me! — Le gettò le braccia al collo, le fece posare la testa sul suo petto, mormorando: — Dimmi tutto, tesoro! Ch'è accaduto alla mia povera figliuola? —

E Gertrude versò la piena del suo dolore nel cuore d'Emilia, confidò al suo orecchio attento l'unico segreto che mai avesse esitato a confessarle; ed Emilia pianse ascoltandola, e quand'ella ebbe finito, se la strinse ripetutamente al seno, esclamando con un'eccitazione che la fanciulla non aveva mai veduta nella sua amica cieca sempre calma e serena:

— Strano, strano, che tu pure abbia avuto questa sorte! O Gertrude, figliuola mia, possiamo piangere insieme. Ma, credilo, il tuo cordoglio è assai meno amaro del mio. —

Nell'oscurità della notte alta, Gertrude ricevette in compenso della sua confidenza la rivelazione della storia di dolore che aveva desolato la gioventù d'Emilia, e che nonostante la fuga del tempo era sempre viva nella sua memoria e gettava sulla sua vita una negra ombra che non era soltanto quella della sua cecità.

XL.