— No, no! — ella rispose. — Non è tale! Sto già meglio.... Non ne parlate.... non raccontate a nessuno.... — e gettò un'occhiata ansiosa nella direzione del viale dov'era il giuoco di bocce. — Sto meglio, molto meglio. —
Non senza grande stupore del signor Phillips, che la rigidità del suo aspetto aveva spaventato, ella si rizzò con perfetta compostezza, e propose di ritornare all'albergo.
Egli l'accompagnò, in silenzio; prima d'essere arrivati a mezza costa del poggio ove avevano lasciato la carrozza furono raggiunti dai Gryseworth, e di lì a pochi minuti i cavalli trottavano verso Saratoga.
Tutta la sera Gertrude ebbe quell'aria di rigidità innaturale. Durante il tragitto il dottore le domandò due o tre volte se fosse indisposta, e il signor Phillips non cessò di osservarla furtivamente con sguardi inquieti. Fino i toni della sua voce erano alterati a segno che Emilia non appena l'udì parlare domandò:
— Che hai, figliuola mia? —
Ma ella rispose che stava benissimo, e fece tutto ciò che doveva fare nella serata, secondo il consueto; poi s'accomiatò dagli amici, convenne anzi con le Gryseworth di rivedersi il domani mattina.
A un meno che acuto osservatore Emilia sarebbe parsa la più conturbata delle due. La cieca non poteva essere ingannata, e le celate sofferenze della sua cara si riflettevano nel contegno di lei. Gertrude parlava e si moveva macchinalmente, nè potè mai in seguito rammentar bene i casi di quella serata. Ella non comprendeva che cosa la sostenesse e la rendesse capace di recitare la sua parte, quasi inconsciamente. Come era riuscita a dissimulare le torture che soffriva? Non avrebbe saputo spiegarlo. Ella non serbava che la memoria confusa d'un sogno affannoso.
Solo nelle quiete ore della notte, quando Emilia parve profondamente addormentata al suo fianco, osò sciogliersi un momento dai ferrei vincoli della costrizione che s'era imposta; ma allora il torrente del suo dolore irruppe senza più ostacoli. Si levò dal letto, e affondato il viso nei cuscini di un'agrippina bassa ch'era accanto alla finestra, diede libero sfogo alle lacrime benedette ogni cui stilla era un sollievo per la sua anima dolorante. Mai, dopo la prima fanciullezza, s'era abbandonata ad un così lungo e irrefrenato pianto; e l'ansare del suo petto, la violenza dei singhiozzi che ne sfuggivano, provavano l'intensità della sua angoscia. Tutti gli altri suoi dolori l'avevano trovata forte, ben preparata a sostenerli, armata d'una religiosa fiducia e incorata da una santa speranza; ma sotto questo colpo improvviso e inaspettato, ella si curvava e s'agitava come un arboscello cresciuto ai soli estivi si contorce e trema investito dal gelido soffio dell'inverno.
Che Guglielmo fosse infedele al suo primo amore, ella non poteva oramai più dubitare, e questa certezza le faceva sentire che l'unico suo appoggio nella vita era caduto. Lo zio True e la signora Sullivan erano stati l'uno e l'altra suoi benefattori ed Emilia era sempre la sua cara e fida amica: ma essi avevano tutti avuto più o meno bisogno di lei, e sebbene ella potesse riposarsi nella sicurezza del loro affetto, i due primi, per lungo tempo innanzi di partirsi dal mondo, si trovavano ridotti a non aver altro sostegno che il suo braccio amoroso, e l'ultima, la sola che le rimanesse ancora, affidava a lei la guida degl'incerti suoi passi, i quali, ahimè, parevano già vòlti verso la tomba!
A chi dunque si sarebbe appoggiata Gertrude? Chi avrebbe guidato l'inesperta sua giovinezza? A chi doveva ella rivolgersi con fiducia per chiedere protezione, consiglio, aiuto, amore, se non a Guglielmo? Ma Guglielmo aveva dato il suo cuore ad un'altra.... E presto, forse, ella resterebbe sola al mondo!