Isabella gli tenne dietro dicendo:

— Aspetterete il mio ritorno, non è vero? —

Guglielmo si voltò, e questa volta Gertrude vide in tutto il suo aspetto l'espressione di rimprovero che aveva sentito nella sua voce dianzi.

— Certo, — egli rispose, serio. — Come potete dubitarne? —

L'angoscia crescente della fanciulla nell'udir questo dialogo per lei pieno di significato, si manifestava nei lineamenti scomposti, nello sguardo strano, innaturale dei suoi occhi fissi, con una veemenza da far paura.

— Gertrude! — esclamò il signor Phillips dopo averla mirata un momento. — Gertrude, per amor di Dio, non v'alterate così! Che vi succede? —

Ma ella non lo guardò, il suo volto rimase impietrito: evidentemente non aveva inteso. Egli le prese la mano. Era fredda come un marmo. Un'angoscia quasi pari alla sua si dipingeva ora nel viso del suo amico: egli aveva gli occhi pieni di lacrime che colavano lente lungo le gote. Una volta stese le braccia in atto di voler stringersi l'afflitta al seno e consolarla come una bambina: ma represse con forza la sua commozione.

— Gertrude, — riprese, sporgendosi verso di lei e fissandola negli occhi — che v'hanno fatto quei due? Se quel giovane v'ha offesa, il ribaldo ne dovrà rispondere! —

E così dicendo balzò in piedi.

Quelle parole, quel gesto, richiamarono Gertrude in sè.