— Oh, amica mia buona! Quanto dev'essere stato terribile il vostro dolore! Come avete potuto soffrirlo e vivere?

— Intendi il dolore per i miei occhi? Oh, sì, fu terribile assai! Ma lo strazio dell'anima fu ben peggio ancora....

— E che avvenne di lui? Che fece poi il signor Graham?

— Non posso darti un'esatta relazione di ciò che seguì. Io non ero in condizioni da poter sapere come fosse stato trattato da mio padre il suo figliastro. Puoi immaginartelo però. Bandì il giovane dalla sua casa, per sempre, dichiarò di non conoscerlo più; nè certo mitigò la sentenza con nessuna gentilezza, perchè ormai, oltre le accuse che gli moveva prima, aveva disgraziatamente da imputargli la cecità della sua figliuola.

— E voi non sapeste più nulla di lui?

— Sì. Mediante il buon dottore, il solo che fosse informato di tutto, seppi dopo qualche tempo ch'egli era partito per l'America meridionale; e nella speranza di poter ancora una volta comunicare col povero esiliato, ed assicurarlo del mio immutabile affetto, cominciai a rimettermi in salute; la febbre cessò, lo stato de' miei occhi migliorò alquanto, e il dottore perfino non escludeva la possibilità di restituirmi a grado a grado la vista. Passarono alcuni mesi. Quel benevolo amico, perseverando con diligenza nelle sue ricerche, giunse a scoprire alfine dove precisamente si trovasse lo sventurato giovane e quale fosse il suo recapito. Ma mentre, con l'aiuto della signora Ellis che la pietà aveva guadagnata alla mia causa, io principiavo una lettera piena d'amore, supplicandolo di ritornare, tutte le mie speranze terrene furono fatalmente troncate. Egli morì in terra d'esilio, solo, senz'assistenza, senza conforto: morì vittima di quel tremendo malore che rende i paesi meridionali inospiti allo straniero. Ed io, apprendendo la dolorosa notizia, ricaddi in condizioni più miserabili di prima, e a forza di piangere spensi quel barlume che incoraggiava il buon dottore, nè la vista potè esser più ridonata ai miei occhi.... —

Emilia tacque. Gertrude la cinse con le braccia, e rimasero strette l'una all'altra, in un tenero amplesso. Il comune dolore cementava la loro amicizia, la rendeva più cara che mai.

La cieca riprese:

— Io, Gertrude, ero allora una creatura del mondo, avida de' suoi piaceri, ignorante d'ogni altro bene. Dapprima perciò giacqui nelle tenebre più cupe, le tenebre della disperazione. Andavo intanto ricuperando le forze fisiche, e la vita mi si riapriva dinanzi, inutile e sconsolata. Tu non puoi farti un'idea della desolazione assoluta in cui trascorrevano i miei giorni. Spesso mi sono poi rimproverata il male che devo aver cagionato così al mio povero babbo, il quale, benchè non ne parlasse mai, era, ne sono sicura, profondamente afflitto dalle scene terribili avvenute, ed avrebbe dato tesori per riedificare il passato. Ma alfine un'alba sorse nella mia notte in apparenza eterna. E la luce mi fu recata da un ministro della Chiesa, il nostro caro signor Arnold. Egli dischiuse gli occhi del mio intelletto, accese la lampada sacra della religione nella mia anima placata, m'insegnò le vie della pace, e guidò gl'incerti miei passi verso quel beato riposo che già sulla terra è concesso ai fedeli di Dio. Per il mondo io sono sempre la disgraziata cieca che il triste suo fato esclude da ogni godimento; ma il mio risveglio alla vera luce è tale, che per me la mia sorte è ben diversa, ed io posso esclamare come colui che provò la virtù sanatrice del suo Salvatore: «Una volta ero cieca, ma adesso veggo!» —

Gertrude quasi dimenticò le proprie pene ascoltando la straziante storia d'Emilia; e quando questa le pose una mano sul capo, ed implorò dal Signore la grazia che anche ella fosse resa atta a sostenere con pazienza le sue prove e ad attingervi nuova forza e nuova bontà, la fanciulla si sentì penetrar il cuore da quell'amore profondo, da quella fede sublime, che di rado vengono a noi se non nell'ora del dolore, e provano che soltanto soffrendo possiamo divenire perfetti.