«Fino ad oggi, per quanto io sappia, — continuò Emilia, commossa intensamente — questa imputazione non fu contraddetta, ma io non l'ho creduta mai fondata, nè allora nè poi. Quali si fossero i suoi errori (e a non pochi lo trascinò il suo temperamento impetuoso) di questa criminosa azione, sebbene nemmeno la sua parola me lo attesti, non esito a dichiararlo innocente.

«Non ti farà maraviglia, Gertrude, che debole e ancora malata com'ero, io non fossi capace di notare in quel momento, e ancor meno possa rammentarmi ora distintamente, i fatti che le parole funeste provocarono. Però alcune immagini confuse, le ultime dipintesi nei miei poveri occhi, mi sono tuttora impresse nella memoria e visibili in pensiero. Mio padre dava le spalle alla finestra, e dal punto ch'entrò quella sera nella biblioteca non ho più riveduto la sua faccia; ma la figura dell'altro, dell'accusato, illuminata com'era dagli estremi raggi d'un tramonto d'oro, m'è presente sempre in pieno rilievo. La testa era fieramente rigettata all'indietro; negli occhi chiari e calmi che sostenevano uno sguardo scrutatore s'affermava l'innocenza sicura sotto l'oltraggio; il pugno stretto sembrava fare un vano sforzo per frenare la collera violenta manifestata dalle labbra compresse, dai denti serrati, dal viso fremente di viva e profonda indignazione. Egli non parlava: la voce gli rimaneva soffocata nella gola. Pure il suo patrigno seguitava ad inveire con un linguaggio senza dubbio duro e offensivo, benchè io non rammenti i termini. Faceva paura osservare le alterazioni che scomponevano i lineamenti del giovane, mentre ritto di fronte a lui ascoltava le ingiurie e i cocenti rimproveri che quegli per certo credeva in buona fede giusti e meritati, ma che accendevano nell'animo dell'offeso un'ira furibonda, spaventosa.

«A un tratto egli fece un passo innanzi sollevando lentamente la mano chiusa che aveva lasciato fino allora pendere lungo il fianco. Io non so se volesse prendere il Cielo a testimone della sua innocenza del crimine imputatogli, o se intendesse colpire mio padre, perchè a quel gesto balzai in piedi risoluta a gettarmi tra loro e supplicarli di placarsi, per amor mio; ma le forze mi fallirono, e, con un acuto grido, ricaddi sul divano, svenuta.

«Oh, l'orrore del mio ritorno alla vita! Come troverò le parole per dirtelo?... Ascolta, Gertrude.... Egli.... il povero ragazzo perduto.... fuori di sè, si slanciò in mio soccorso.... Reso folle dall'ingiustizia atroce non sapeva ciò che facesse. A Dio è noto che mai, mai glielo apposi a colpa, e se nella mia disperazione proferii parole che sonavano come un rimprovero, fu perchè anch'io ero frenetica, e non sapevo ciò che dicessi.

— Come! — esclamò Gertrude. — Avrebbe dunque egli...?

— No, no! Non egli.... non egli spense i miei occhi!... Fu una disgrazia. Volle prendere di sul tavolino la boccetta dell'acqua di Colonia che aveva adoprata poc'anzi. Di boccette ve n'erano là parecchie.... Nella sua furia ne afferrò invece una contenente non so che forte acido usato dalla signora Ellis nella mia camera di malata.... Aveva un tappo di cristallo, assai aderente.... ed egli.... la sua mano era mal ferma, egli, stappandola con uno sforzo.... versò il liquido....

— Sui vostri occhi? — gridò la giovane.

Emilia chinò il capo.

— Oh, sventurata Emilia!... E, misero, misero giovane!

— Misero davvero! Serba a lui tutta quanta la tua pietà, Gertrude, perchè egli fu di gran lunga il più infelice dei due.