— Dunque, se farete il possibile per ritornare giovedì, cercherò d'aver pazienza fino allora. —
Gertrude distinse chiaramente queste parole.
Un minuto dopo la macchina si metteva in moto, non senza però che un uomo d'alta statura, sopraggiunto in quel momento, facesse a tempo d'imbarcarsi, fra il terrore degli spettatori, varcando con un salto audace lo spazio che già divideva il bastimento dalla riva. Egli tranquillamente passò nel salotto dei signori dove si stese su un divano, trasse di tasca un libro, e si pose a leggere.
Quando, incominciato il viaggio, si fece un po' di quiete sulla tolda, Emilia domandò piano alla sua compagna:
— Non ho forse udito dianzi la voce d'Isabella Clinton?
— Infatti, — rispose Gertrude — è qui. Siede dalla parte opposta, e ci dà le spalle.
— Non ci ha vedute?
— Sì, credo. Guardava in questa direzione mentre le persone che sono con lei sceglievano i loro posti.
— E lei ne ha scelto uno che le permette di non vederci ora?
— Sì.