— Forse va a Nuova York per salutare la signora Graham.
— È probabile. Non ci avevo pensato. —
Seguì un silenzio. Emilia pareva pensosa. Infine ella mormorò appena:
— Chi era il signore che venne a parlarle, un momento prima della partenza?
— Guglielmo, — disse Gertrude con voce tremula.
Emilia le premette la mano e tacque. Anche ella aveva udito le parole di Guglielmo, e comprendeva che significassero per la sua amica.
Passarono alcune ore. Avevano percorso un gran tratto del fiume, perchè la velocità del piroscafo era grande: troppo grande, pensava Gertrude, per la sicurezza dei passeggeri. Dapprima, assorta nelle sue riflessioni e incapace di godere i pittoreschi paesaggi che poche settimane innanzi l'avevano tanto deliziata, ella era rimasta indifferente ad ogni cosa intorno, fissando lo sguardo nelle acque azzurre e profonde, e comunicando col proprio cuore. Ma a grado a grado la sua attenzione fu attratta da varie circostanze che eccitavano a bordo una viva curiosità, e finirono col destarle tanto spavento, che il corso de' suoi pensieri ne fu interrotto ed ella non potè più considerare se non le presenti condizioni d'Emilia e sue, e le possibili loro conseguenze.
Parecchie volte, dopo lasciata Albany, il loro piroscafo era passato davanti a un altro di pari dimensioni, costruzione e velocità, recante anch'esso un carico di vite umane e diretto alla stessa mèta. Di tanto in tanto, nella loro corsa sfrenata, la contiguità delle due navi era tale da provocare serie inquietudini nel sesso debole e fiera indignazione nel forte. Si diceva che facevano una gara di rapidità, e si contendevano la vittoria disperatamente. Alcuni dei passeggeri, incuranti del pericolo, s'appassionavano per quella lotta insensata, ed eccitatissimi seguivano con folle ardore, frementi di piacere, le vicende della corsa in cui l'ambizione delle due rivali si manifestava con prove d'inaudita temerità. Ma gli altri, cioè il maggior numero, che comprendeva tutte le persone ragionevoli e di buon senso, guardavano quello spettacolo, sdegnati e impauriti. A molte delle stazioni sulla riva il piroscafo non si fermava affatto; e dove sostava un attimo, i disgraziati viaggiatori venivano spinti fuori o dentro con furia indecente a rischio della loro incolumità, e i rispettivi bagagli (o quelli di qualcun altro) scaraventati dietro a loro, senza cerimonie, mentre la macchina ansante e ruggente urlava contro la violenza fatta alla sua libertà. Verso mezzogiorno quella febbrile agitazione era al colmo, e neppure le assicurazioni del comandante che non si correvano pericoli, riuscirono a calmarla interamente.
Gertrude, seduta accanto ad Emilia, le teneva stretta una mano e spiava ansiosa ogni indizio di terrore, procurando d'indovinare la verità dal contegno e dall'aspetto dei compagni di viaggio che le sembravano più intelligenti. Emilia, che non vedeva nulla di quanto avveniva intorno a lei, ma che la finezza del suo udito aveva resa accorta dello spavento generale, era tranquilla, benchè pallidissima: di quando in quando interrogava la fanciulla circa la vicinanza del secondo piroscafo, perchè la minaccia d'una collisione era la causa che principalmente turbava i passeggeri.
Alfine quello su cui esse erano imbarcate giunse a oltrepassare il suo competitore; il comandante affermò di nuovo che la sicurezza era piena ed intera, e la calma ritornò a poco a poco; chi riprese le conversazioni interrotte, chi spiegò un giornale. L'allegra compagnia di cui faceva parte Isabella Clinton e fra la quale grandissima era stata la paura, ricominciò a chiacchierare e ridere chiassosamente. Ma Emilia aveva sempre il viso bianco, e a Gertrude parve alquanto spossata.