— Scendiamo sotto coperta, cara, — le disse questa. — Tutto è quieto, oramai, possiamo star sicure. Nel salotto delle signore ci sono sofà comodissimi; vi metterete un po' a giacere, e ci faremo portare un bicchier d'acqua. —
La signorina Graham acconsentì. Cinque minuti dopo erano stabilite gradevolmente in un angolo del salotto dove rimasero indisturbate fino all'ora del pranzo. Non andarono però a tavola. Avevano già destinato d'astenersene, e dopo la scossa sofferta la mattina non ne avrebbero avuto più voglia in nessun caso. Se ne stettero perciò tranquille dov'erano, mentre i passeggeri accorrevano alla chiamata, da ogni parte del piroscafo, desiderosi di ristorarsi con un buon pasto dopo tanti spaventi; e potevano farlo in pace, perchè la gara di velocità era cessata e a bordo tutto procedeva con perfetto ordine.
Gertrude aperse il suo panierino da viaggio e prese l'involto contenente la loro colazione. Non era una di quelle colazioncine che le mamme previdenti e amorose apparecchiano per la famiglia in viaggio, ghiotte del pane per la materia prima e la preparazione appetitosa, ma consisteva semplicemente in un po' di roba asciutta che il dottor Jeremy s'era procurato in fretta all'albergo prima della loro partenza da Albany. La fanciulla girava lo sguardo dalle fette di lingua rinsecchita e di pane raffermo, alle focaccine spugnose parecchio stantie, ed esitava, non sapendo che cosa di quel poco felice assortimento dovesse raccomandare ad Emilia, quando un cameriere negro, di civile aspetto, entrò portando un gran vassoio carico di piattini scelti, lo posò sulla tavola vicina a loro, poi volgendosi a Gertrude chiese che altro desiderassero.
— Ma questo non è per noi, — ella rispose. — Avete sbagliato.
— Punto sbaglio, — replicò l'uomo. — Ordini ricevuti per signora cieca e signorina bella. Io obbedisco ordini. Altro, signorina?
— No, ci basta. —
Il negro uscì, e Gertrude, tentando di mostrarsi allegra, domandò ad Emilia che avessero a fare di quel pranzetto comparso come nella fiaba d'Aladino.
— Mangialo, cara, se puoi, — disse questa. — È per noi di certo.
— Ma a chi lo dobbiamo?
— Alla mia cecità e alla tua bellezza, pare, — fece Emilia sorridendo; e soggiunse ingenuamente: — Forse il primo cameriere o il maggiordomo ha avuto compassione di noi, visto che non eravamo in istato di venire a tavola, e ci ha mandato il pranzo qui. Suvvia, mangialo, figliuola, prima che si diacci.