— Io?... Non ho appetito, veramente.... Ma sceglierò un bocconcino delicato per voi. —

Quando il cameriere venne a riprendere il vassoio, si mostrò contristato vedendo che avevano toccato appena quelle buone cose. Gertrude gli diede una mancia domandando a chi dovesse pagare il conto.

— Pagare, signorina! — egli esclamò con un grottesco sorriso. — Mai più! Il signore paga tutto!

— Chi? — interrogò ella, molto stupita. — Che signore? —

Ma prima che l'uomo potesse rispondere un altro negro dal grembiulone bianco apparve sull'uscio, e rivolse un cenno al suo compagno, il quale s'affrettò a prendere il vassoio e trotterellò via, piegato sotto il peso, lasciando Gertrude ed Emilia alle loro congetture circa il benevolo incognito.

Finirono col concludere che quella inaspettata cortesia veniva senza dubbio dal dottor Jeremy: evidentemente egli aveva dato ordine di servirle, e pagato ogni cosa, prima di lasciare il piroscafo. Nè mai il buon dottore ricevette un più immeritato tributo di elogi e di gratitudine, giacchè per quanto avesse un cuor d'oro, atti di così raffinata galanteria non se li sarebbe sognati nemmeno.

Appena mangiato, Emilia si ricoricò, e diede a Gertrude il consiglio d'imitarla; poi, credendo che lo avesse seguito, cercò di prender sonno, e dormì placidamente un'ora. Ma la sua compagna vegliava accanto a lei, con amorosa cura, impedendo alle mosche di turbare un riposo di cui la povera cieca, nel suo debole stato di salute, aveva gran bisogno, dopo due notti quasi insonni.

— Che ore sono? — chiese Emilia destandosi.

— Manca poco alle tre e un quarto, — rispose la giovanetta, guardando il suo orologio, bellissimo dono d'una classe delle sue alunne.

Emilia si rizzò, dicendo: