— No, — rispose Guglielmo — non posso entrare ora: la casa è, pare, piena di gente, e inoltre ho un fissato in città, alle otto. Poco ci manca, e ho promesso d'essere puntuale; — soggiunse guardando l'orologio — non credevo che fosse tanto tardi. Ma ti rivedrò domani, non è vero? —
Gertrude gli rivolse uno sguardo ch'esprimeva il suo pieno consenso, e con una lunga stretta di mano e un amoroso sorriso si separarono.
Appena aperto il cancello, Gertrude si trovò tra le braccia di Fanny Bruce, la quale aveva impazientemente aspettato la partenza di Guglielmo per impadronirsi di lei, e con molte lacrime e molti baci congratularsi e ringraziare Dio di rivederla uscita a salvamento da quell'orribile piroscafo; giacchè le due giovani s'incontravano ora per la prima volta dopo la catastrofe.
— È arrivata la signora Graham? — domandò Gertrude, quando, calmate le effusioni di tenerezza, s'avviarono insieme verso la casa.
— Sì, sì! — rispose Fanny. — La signora Graham, e Rina, e Isabella, e una bambinetta, e un signore malato.... il signor Clinton, credo.... e un altro signore. Ma questo è andato via.
— Chi è andato via?
— Un signore alto, d'aspetto nobile, con grandi occhi neri, bello in viso, bianco di capelli come se fosse vecchio: ma non è.
— E dite ch'è partito?
— Sì; non era venuto con gli altri. L'avevo trovato già qui.... Sarà un'oretta che se n'è andato. L'ho sentito dire alla signorina Emilia che aveva un fissato con un amico a Boston, ma che forse ritornerebbe stasera. Ne avrei piacere: dovreste conoscerlo, signorina Gertrude! —
Erano giunte all'ingresso della casa, e Gertrude udiva già la voce sonora della signora Graham, proveniente dal salotto a destra. Ella discorreva con suo marito ed Emilia, e nell'atto che la giovane entrò stava dicendo: