Così con la piccola Gertrude: era necessario dare una nuova direzione alle sue idee, un nuovo alimento alla sua mente, una nuova luce alla sua anima, perchè i più alti fini per cui ell'era creata fossero conseguiti.
True lo sentiva, in confuso, e n'era turbato. Non cercò tuttavia di reprimere l'irruenza della bambina. Non sapeva che fare, e però non fece nulla.
Guglielmo tentò, due o tre volte, d'arrestare quella fiumana di parole oltraggiose, ma visto ch'ella non gli dava retta, finì col lasciarla dire. Egli non poteva rattenersi dal sorridere del suo puerile furore, nè dal parteciparvi in una certa misura: quasi quasi avrebbe voluto trovarsi un momento di fronte ad Annetta Grant per manifestarle la propria opinione sul suo carattere con quattro solenni pugni. Ma egli era un ragazzo bene educato da una madre d'animo mite e gentile, e l'escandescenza di Gertrude cominciava a fargli comprendere perchè tutti la credessero tanto cattiva.
Dopo aver durato un pezzo a vuotare il sacco, ella si chetò da sè, quantunque le rimanesse sul volto un'espressione spiacevole: espressione consueta un tempo e che purtroppo la collera faceva ricomparire. Svanì presto, però, e quando, più tardi nella serata, apparve sull'uscio la signora Sullivan, ella le mosse incontro tutta lieta e ridente e ascoltò col più vivo compiacimento i caldi ringraziamenti di True per la prodigiosa trasformazione della sua casa. E nel dare la buona notte a Guglielmo quand'egli se n'andò con la sua mamma, lo pregò di ritornare a farle così gradevole compagnia. I suoi occhioni brillavano mentre ritta sulla soglia con la mano nella mano del lampionaio salutava i visitatori.
— Curiosa quella bimba! — disse Guglielmo alla madre appena si furono allontanati abbastanza da non essere uditi. — Ma a me piace. —
VII.
La preghiera è sospir che allevia il cuore,
È lacrima cadente
Dagli occhi vòlti al ciel quando il Signore
Solo è presente.