Montgomery.

Sarebbe stato difficile trovare due fanciulli appartenenti entrambi alla classe povera le cui condizioni nella vita presentassero un maggior contrasto che, fino allora, quelle di Gertrude e di Guglielmo. Alla negletta orfanella erano mancate le cure e più ancora l'affetto di cui l'altro aveva sempre goduto. Il marito della signora Sullivan, un intelligente pastore di villaggio, venuto a morire mentre il loro figlioletto era ancora in tenerissima età, non aveva lasciato sostanze che bastassero al mantenimento della piccola famiglia: perciò la vedova era ritornata alla casa paterna col bambino. Il vecchio Cooper dal canto suo aveva bisogno della figliuola, perchè, da quando ell'era andata sposa, la morte aveva fatto strage sotto il suo tetto ed egli era restato solo.

Da quel momento i tre vivevano insieme, in un'umile agiatezza assicurata dal lavoro e dalla frugalità anche ai poveri.

Guglielmo era l'orgoglio della madre, la sua speranza, il suo costante pensiero. Ella non risparmiava a sè stessa nè fatiche nè pene per procurargli il benessere fisico e la felicità morale, per fare che egli progredisse nel sapere e nella virtù.

E come non doveva ella essere superba di quel ragazzo che con la bellezza non comune, i modi attraenti, le precoci manifestazioni d'una nobile e virile natura si faceva amare perfino dagli estranei? Egli era stato un bel bambino; ma ora che toccava i tredici anni, ciò che colpiva nel suo aspetto non era già l'ordinaria bellezza degli adolescenti consistente solo in una chioma ricciuta, occhi vivaci, gote rosate; era qualche cosa d'assai più notevole: l'ampiezza della fronte che denotava un'aperta intelligenza, la calma e la serenità dei larghi occhi grigi, l'espressione risoluta eppur tanto dolce della bocca, lo sviluppo della ben formata persona, il vigore del colorito indizio d'una perfetta salute che prometteva forza e gagliardia nell'uomo futuro. Nessuno poteva passare mezz'ora in compagnia di Guglielmo senza esser tratto ad amarlo e ammirarlo. Era per indole cordialissimo e affettuoso, e la tenerezza materna, la benignità del mondo per lui tutto sorriso, favorivano questa sua naturale inclinazione; aveva una somma esuberanza di spiriti vitali, ma la temperava il deferente rispetto verso i maggiori d'età e i superiori; partecipava con sincera simpatia alle gioie e ai dolori altrui; insomma era una di quelle creature geniali che si cattivano tutti i cuori senza saper come. Amava lo studio, e fino ai dodici anni aveva regolarmente frequentato la scuola. Nelle nostre grandi città i figli dei poveri godono in materia d'istruzione quasi tutti i vantaggi che può dare la ricchezza. E poichè il fanciullo era capacissimo e la madre costantemente lo esortava a trarre il maggior profitto possibile dalle opportunità offertegli, i suoi progressi furono straordinari.

Dodicenne appena, gli si presentò la buona occasione d'entrare al servizio d'un farmacista nella cui bottega c'era molto spaccio e occorreva un ragazzo per aiuto. Il signor Bray gli assegnava un salario piuttosto modico, ma lasciava sperare un aumento; in ogni caso la sua proposta non era disprezzabile date le condizioni di Guglielmo. Quantunque fosse attaccato a' suoi libri, egli desiderava ardentemente d'impiegarsi al fine di contribuire a sostenere il peso della famiglia. E pertanto, ottenuto il consenso della madre e del nonno, accettò.

I giorni di lavoro dormiva nella farmacia, e non aveva quasi mai agio di fare una scappatina a casa dove la sua assenza era dolorosamente sentita. Soltanto il sabato sera ci veniva per trattenersi a passare co' suoi la domenica. Quella era la serata di festa della signora Sullivan, e il giorno del Signore le pareva doppiamente benedetto.

Quando, il sabato che fece la conoscenza di Gertrude, Guglielmo ritornò nella camera di sua madre, sedette a discorrere con lei e col signor Cooper. La conversazione si prolungò per un'ora buona. Egli riferiva gli avvenimenti della settimana, raccontava molti piccoli aneddoti; aveva sempre da dire tante cose intorno alla farmacia, agli avventori, al farmacista suo padrone, alla famiglia di lui, con la quale prendeva i suoi pasti. Per la signora Sullivan tutto ciò che interessava Guglielmo era attraente, ed un osservatore avrebbe notato che anche il vecchio nonno si divertiva a udire il ragazzo più che non volesse lasciar scorgere. Infatti, benchè se ne stesse lì zitto, con gli occhi a terra, come se non ascoltasse, gli accadeva poi d'alludere al soggetto di questo o quel discorso, in modo da provare che lo aveva seguìto attentamente. Di rado rivolgeva al nipotino qualche domanda: ma invero non ce n'era bisogno, perchè la mamma lo interrogava per due. Più di rado ancora faceva commenti; usciva però talvolta in espressioni sdegnose e sprezzanti sia contro singole persone sia contro il mondo in generale, manifestanti quella disistima della natura umana, quella mancanza di fiducia nell'onestà e nella virtù degli uomini, ch'erano un tratto rilevante del suo carattere.

Guglielmo, lì per lì, ne rimaneva un po' avvilito: egli amava tutti, aveva fede in tutti, e le parole del vecchio, il tono con cui le proferiva, erano come un gelido soffio sull'ardore della sua anima giovanile; ma con l'elasticità e il cuor gaio di quell'età felice, si riaveva subito, ritornava qual'era per sua natura.

Egli non temeva il nonno, il quale non aveva mai usato severità con lui, essendosi astenuto da ogni ingerenza nell'educazione che gli dava la madre, ma a volte si sentiva agghiacciare, senza comprenderne il perchè, dal disaccordo tra la propria calda cordialità e la sua misantropia.