Qui la conversazione ebbe termine; ma non senza che il ragazzo aggiungesse un nuovo proponimento ai molti già fatti: quello di provare al nonno, se Dio gli conservava la salute e il vigore, che le speranze non sono sempre ingannevoli nè i timori sempre fondati.

Beato il giovanetto che ha ognora dinanzi a sè l'alta mèta d'un sentimento nobile e generoso! Quale stimolo all'attività, alla perseveranza, all'abnegazione! Quale impulso a sforzi di più in più strenui! Timori che spegnerebbero ogni ardore, scoraggiamenti che farebbero perdere ogni baldanza, fatiche che opprimerebbero, ostacoli di fronte a cui cadrebbe l'animo, opposizioni che stremerebbero le forze, tentazioni che sarebbero irresistibili, tutto tutto è superato, abbattuto, domato da colui che con un fine sincero e degno combatte per la vittoria!

Perciò gli uomini venuti al mondo in mezzo agli onori e alle ricchezze, allevati nel lusso, di rado compiono grandi cose. Non sono nati per la fatica, e senza fatica nulla che abbia un reale valore può essere ottenuto. Oh, perchè non si propongono essi, come movente supremo delle loro azioni, come unica mèta della loro vita, di trionfare d'una condizione così svantaggiosa, d'acquistare dottrina, saviezza, virtù, nonostante quelle ricchezze perniciose, quei vani onori, quel lusso snervante che agli occhi chiaroveggenti dei savi e degli angeli sono la più mortale delle insidie? Guglielmo aveva un incitamento al bene fin dai suoi teneri anni. Il suo nonno era di grave età, la sua mamma di debole complessione. Egli doveva divenire il sostegno della loro vecchiaia, doveva lavorare per mettersi in grado di provvedere al loro sostentamento e al loro benessere; doveva fare ancor più: essi speravano da lui cose egregie, e bisognava che le loro speranze non fossero deluse. Non dimenticava però il presente, mentre s'armava per il futuro conflitto col mondo. Si mise a tavolino e imparò le sue lezioni per la scuola domenicale. Poi, secondo il costume, lesse ad alta voce qualche passo della Bibbia. Infine la signora Sullivan, ponendo la mano sul capo del suo figliuolo, offerse per lui al Signore una semplice e fervida preghiera: una di quelle preghiere materne che il fanciullo ascolta con reverenza ed amore, e l'uomo maturo ricorda; preghiere che ci tengono lontani dalle tentazioni e ci liberano dal male.

Quella sera la piccola Gertrude, quando, partito Guglielmo, restò sola con True, sedette su un panchettino basso, accanto a lui, e rimase un pezzo senza parlare, fissando tutta intenta la bianca figurina di gesso che si teneva in grembo. Ma certo, la sua mente infantile lavorava, perchè l'espressione del pensiero le appariva manifesta nel viso. True, il quale di rado era il primo a rompere il silenzio, vedendola così insolitamente cheta, le alzò il mento e la guardò con aria interrogativa.

— Ebbene, — disse poi — non ti pare che Guglielmo Sullivan sia un gran bravo ragazzo?

— Sì, — rispose Gertrude, ma come se, assorta in un'altra idea, non sapesse bene che diceva.

— Ti piace, dunque? — domandò egli.

— Moltissimo, — fece lei, sempre distratta.

Egli aspettava ch'ella cominciasse a discorrere della sua nuova conoscenza; ma per un minuto o due la bambina seguitò a tacere, poi, alzando gli occhi, uscì a dire:

— Zio True?