Ma True arrivava, e il lume della sua torcia scorreva lungo il marciapiede. Allora essi furono alla lor volta osservati e divennero il soggetto di un'animata conversazione. La ricciutella li vide e li additò agli altri due. Sebbene Gertrude non potesse indovinare che dicessero, l'idea d'essere sottoposta all'esame e ai commenti di qualcuno le dispiaceva forte. Lesta lesta si nascose dietro la colonna del lampione, e non volle più muoversi nè alzar gli occhi alla finestra, per quanto Guglielmo la canzonasse e le dicesse che ora toccava a lei d'essere guardata.

Quando il lampionaio ripigliò la sua scala e proseguì il cammino, ella si slanciò dietro a lui di corsa per isfuggire agli sguardi curiosi; ma tosto che il ragazzo la richiamò dicendole che i bambini s'erano ritirati, non seppe resistere alla tentazione di gettare ancora un'occhiata nel bel salotto e fece giusto a tempo per vederli prender posto alla tavola del tè. Un momento dopo la cameriera venne a tirar giù le tende, Gertrude prese la mano di Guglielmo e affrettarono il passo per raggiungere True.

— Non ti piacerebbe vivere in una casa come quella? — domandò egli.

— Oh sì! — rispose lei. — Non è una magnificenza?

— Io ne vorrei una così. E l'avrò un giorno o l'altro. —

Questa presunzione sbalordì Gertrude.

— L'avrai? E in che maniera?

— Lavorerò, diverrò ricco, e me la comprerò.

— Impossibile. Ci vuole un monte di quattrini.

— Lo so. Ma io ne guadagnerò dimolti. Il signore che abita in quel magnifico appartamento era un ragazzo povero quando arrivò a Boston: o perchè non ho da potere anch'io arricchire al pari di lui? E ne ho la ferma intenzione.