Ma non venne nessuno. Dopo un poco la sua ira sbollì. Ella andò a buttarsi sul suo misero lettuccio, si coprì il viso con le scarne manine, e pianse e singhiozzò che pareva le si dovesse spezzare il cuore. Alfine, esausta, dopo alcuni singhiozzi ancora, sempre più sommessi e interrotti da profondi sospiri, a grado a grado si chetò. Rimosse le mani dal viso, e, torcendole convulsamente, alzò gli occhi alla finestrella, a lato del letto, solo adito che la luce avesse nella stanza: una finestrella con una vetrata di tre piccoli vetri disuguali, connessi rozzamente da un contorno di stucco. Non c'era la luna, però guardando in alto Gertrude vedeva, attraverso la vetrata, splendere incontro a lei un'unica fulgidissima stella, che, ella pensava, vinceva in bellezza ogni cosa al mondo. Spesso ell'era stata fuori la sera sotto un cielo tutto stellato senza riceverne alcuna particolare impressione; ma quella stella solitaria, così grande e sfolgorante, e pur d'aspetto così mite, così soave, sembrava sorriderle, sembrava dirle: «Gertrude, Gertrude, povera Gertrudina!» Non forse somigliava un volto benigno da lei veduto o sognato in un tempo lontano? D'improvviso le balenò un'idea.

— Chi l'accese?... Qualcuno di certo.... qualcuno che dev'essere molto buono, m'immagino.... O come avrà fatto per salire fin lassù? —

E Gertrude s'addormentò volgendo in mente questo problema: «Chi aveva acceso la stella?»

Povera animetta oscurata dall'ignoranza! Chi t'illuminerà? Tu sei una creatura di Dio, bambina! Cristo morì per te. Non manderà Egli qualcuno, uomo od angelo, a dissipare le tenebre che t'avvolgono, ad accendere in te la luce che mai non s'estingue, la luce che risplende in eterno?

II.

Chi lenirà i tuoi dolori o «scossa dalla tempesta»?

Parole chi avrà di conforto, o «sconsolata» per te?

Emilia Taylor.

La mattina seguente Gertrude non fu svegliata da un gaio cinguettìo di fratellini e sorelline, o dal bacio della mamma, come i bimbi felici, i bimbi che mani amorose aiutano a vestirsi e che sanno che una buona colazione li aspetta. Ma un suono di voci rudi, giungendole dal piano di sotto, l'avvertì che gli uomini d'Annetta Grant, cioè suo figlio e due o tre dozzinanti, si mettevano a tavola per il pasto mattutino, del quale ella non poteva sperare una qualche parte se non trovandosi presente quando essi avevano finito, per prendere quella porzione d'avanzi che alla padrona piacesse di gettarle o spingerle davanti. Scese furtivamente, e si tenne nascosta, finchè non sentì l'odore delle pipe ed i passi degli uomini nel corridoio. Tosto che tutti se ne furono andati, schiamazzando, ella entrò quatta quatta nella stanza, volgendo in giro uno sguardo pieno di paura e di sospetto. Annetta Grant l'accolse male:

— Ah, sei qui?... Faresti meglio a non mostrarla, quella brutta faccia agra.... Se hai fame, mangia un boccone, e poi levati di tra i piedi. Bada bene di non venir a gironzare intorno al fuoco e a seccarmi mentre lavoro, se non vuoi toccarne di nuovo, e peggio di iersera.... —