Le due coppie s'incontrano, quasi sfiorandosi, passano, in silenzio.
— Ebbene, non è forse simpaticissima? — domanda Rina, vivamente, non appena sicura di non essere udita.
— Ha begli occhi, — risponde Bella — ma non c'è in lei nient'altro di notevole. Sarei curiosa di sapere come sopporta la noia di passeggiare con quel vecchio che si trascina a stento, pesandole sul braccio e tremando per modo che appena si regge.... E incontro al sole che la ferisce proprio in faccia.... Ah, io non lo farei per nulla al mondo!
— Oh, Bella! Come hai cuore di parlare così? Io lo compiango il poveretto, immensamente!
— Dio buono, a che giova il compianto? Se tu ti metti a compiangere tutti, non avrai da far altro dalla mattina alla sera. — Bella s'interruppe e urtò il gomito alla compagna: — Guarda lì, Guglielmo Sullivan, il commesso del babbo.... O non è una bellezza? Aspetta, voglio fermarlo. —
Ma innanzi ch'ella giungesse a rivolgergli la parola, Guglielmo, il quale camminava prestissimo, l'oltrepassò salutandola con un inchino e un garbato: «Buon giorno, signorina Isabella!» e s'allontanò rapidamente.
Quando la vezzosa Isabella si fu riavuta dallo stupore e dal dispetto che l'avevano ammutolita, non era più il caso di richiamarlo.
— Gentilissimo! — ella mormorò.
— Vedi, vedi, — fece Rina che s'era voltata a guardare indietro — ha raggiunto il vecchio e la simpatica bambina. Oh, prende l'altro braccio dell'infermo.... e proseguono tutti e tre insieme.... Non è una singolare coincidenza?
— Io non ci veggo nulla di singolare, — disse Bella, un po' seccata. — Suvvia, allunghiamo il passo, o arriveremo a scuola in ritardo! —