Lettore! Sei anche tu «curioso di sapere» chi siano quel vecchio e quella ragazzina? O hai già ravvisato True Flint e Gertrude? Il povero True non è più il forte e coraggioso protettore della debole creatura derelitta. Le parti sono invertite. Egli è stato colpito da paralisi. Il suo vigore se n'è ito, non gliene resta nemmeno tanto da camminar solo. Sta tutto il giorno a sedere nel suo seggiolone o sulla vecchia panca, salvo quando esce a passeggiare con la sua figliuola adottiva. Il colpo fu improvviso, e atterrò l'uomo robusto, lo lasciò debole come un fanciullo. E la piccola estranea, l'orfanella che, malata, abbandonata, priva del necessario, aveva trovato in lui un babbo e una mamma, ora per lui è tutto: il suo sostegno, la sua speranza, il suo conforto. Durante i quattro o cinque anni che egli ha amorosamente coltivato quella gracile pianticella, ella ha acquistato forza per il tempo in cui doveva esser egli a sua volta bisognoso d'appoggio e trovarlo in lei. Quel tempo è venuto, ahimè, troppo presto; ella era pronta e ha risposto all'appello. Con la semplicità e l'ardore d'una bambina, ma con la fermezza, la perseveranza, la capacità d'una donna, la piccola Gertrude presta da mane a sera, infaticabile, la sua opera d'infermiera fedele, di diligente massaia in servigio del suo primo, del suo più caro amico. Sempre al suo fianco, sempre attenta ad ogni suo bisogno, ella tuttavia riesce miracolosamente a fare molte cose, senza ch'egli pur se n'avvegga. Come l'ottimo uomo aveva predetto, ella è davvero ne' suoi vecchi giorni la benedizione di Dio incarnata che gl'illumina e fiorisce di gioie soavi fino il sentiero della tomba.
Se l'infermità privava Trueman dell'uso delle membra, aveva per fortuna risparmiato la sua mente, ch'era lucida e serena come sempre: e il pio cuore si riposava, con umile fiducia, in quel Dio di cui egli riconosceva l'amore e la presenza, in cui sperava così fermamente, che nell'amarezza di quella prova poteva sottomettersi appieno e ripetere: «Sia fatta la tua volontà e non la mia!»
Coloro che tutti i giorni notavano l'invalido e la sua piccola custode, e si maravigliavano della devozione, dell'abnegazione di quella fanciulletta, erano lungi dal comprendere i sentimenti d'affetto e di gratitudine ond'era animata Gertrude, dall'immaginarsi qual contentezza fosse la sua nel sostenere, nell'aiutare l'amato suo benefattore. Meno ancora la superbiosa che si sarebbe vergognata di passeggiare col vecchio paralitico, intuiva qual fosse il suo orgoglio. Come poteva ella credere che la ragazzina che avrebbe compianta, se avesse trovato tempo di compiangere qualcuno, si sentiva colmare il cuore della più viva, della più nobile sodisfazione provata in vita sua, quando porgeva l'appoggio del suo braccio al vecchio tremulo, ed era per lei una gloria portare quella croce?
Il mondo esteriore le era indifferente. Non si curava dei commenti della gente oziosa, curiosa, vana. Non viveva ora che per True; per meglio dire viveva in lui, tanto esclusivamente pensava a consolarlo, a prolungare e allietare i suoi giorni.
Da due mesi soltanto egli versava in così affliggenti condizioni. Già prima la sua salute aveva cominciato a declinare, ma era sempre in grado d'attendere al suo lavoro quotidiano, finchè una mattina di giugno Gertrude, entrando nella sua camera, vide con maraviglia che non s'era levato quantunque fosse molto più tardi dell'ora consueta. Accostatasi al suo letto domandandogliene il perchè, s'accòrse ch'egli aveva un aspetto strano e non poteva risponderle. Sbalordita e spaventata, chiamò la signora Sullivan. Fu mandato per un medico. Questi dichiarò ch'era un attacco di paralisi, molto grave. Parve infatti per qualche giorno che True dovesse soccombervi: ma poi andò migliorando. Ricuperò la favella, e in capo a due settimane fu in istato di camminare con l'aiuto di Gertrude.
Il dottore aveva raccomandato quanto più moto fosse possibile senza stancarlo, e però tutte le mattine, innanzi le ore calde, se il tempo era buono, ella si presentava vestita di tutto punto e in cappellino, per condurlo a fare quella passeggiata con cui attiravano inconsapevolmente tanta attenzione.
La piccola massaia, approfittando di questa opportunità faceva la spesa, a fine di non dover poi uscire un'altra volta e lasciare l'infermo solo, cosa che evitava se non v'era costretta. Così la mattina che Guglielmo li aveva raggiunti a gran dispetto di Bella, si diressero accompagnati da lui alla bottega di commestibili dove solevano provvedersi delle cose necessarie. Il giovanotto fece sedere comodamente True, e proseguì verso la panchina ***, mentre Gertrude andava al banco a contrattar gli acquisti per il desinare. Comprò un pezzo di vitello da fare un buon brodo, gettò uno sguardo di desiderio su certi panieri di legumi scelti, e si voltò in là, con un sospiro. Ella aveva in mano la borsa contenente tutto il loro denaro; la teneva lei da alcune settimane, e la sentiva ogni giorno più leggera: sicché sapeva bene che alle primizie non bisognava pensarci, e sospirava ricordando con quale piacere lo zio True mangiava i pisellini novelli, l'anno scorso....
— Quant'è la carne? — ella domandò al rubicondo macellaro che la stava involtando in un foglio.
Egli disse quanto. Era poco, tanto poco che a Gertrude sembrò che quell'uomo avesse veduto dentro la sua borsa, e anche dentro il suo pensiero, e sapesse come sarebbe contenta che non costasse di più. Mentre le dava il resto, egli si chinò sul banco, e le chiese sottovoce che genere di cibi convenisse al signor Flint.
— Qualunque cibo sano, dice il medico, — ella rispose.