I Pontefici, nel prender possesso della loro suprema dignità colla famosa e solenne cavalcata alla basilica Lateranense, solevano ascendere il Campidoglio; poscia, attraversato il Foro, passavano innanzi il Colosseo, e proseguivano per la via che conduce al Laterano. Gli Ebrei erano in dovere di preparare i soliti apparati e di ornare la strada dall’Arco di Tito fino all’Anfiteatro. S. Pio V, nel possesso che prese il 23 Gennaio 1566, volle, con tutta la cavalcata, passare per entro lo stesso Colosseo, come pure fece nella sua presa di possesso Gregorio XIII[782].

Nel libro dei decreti del 1574 si trova il seguente decreto del Consiglio secreto del 15 Ottobre (f. 548):

«Giovanni Battista Cecchini primo Conservatore propose: Perchè tutte le opere cominciate deuono hauere il suo debito fine, però ce par necessario che mancando ancora molta quantità di Trauertini per finire la restaurazione del Ponte Santa Maria, et per adesso non se ne possono far venire et per questo essendone detto che nel Coliseo ue ne è gran quantità sotto le ruine dò sonno cascati et non sono in opera quali si potrebbero far cauare per questo bisogno. Però l’habbiamo uoluto esporre alle S.S. V.V. acciò possino sopra di ciò fare quelle risoluzioni che gli parrà».

«Decretum extitit omnium Patrum astantium assensu quod capiantur et fodiantur expensis Po. Ro. omnes lapides mormorei et Tiburtini existentes in ruinis amphitheatri Domitiani vulgo detto il Coliseo, diruti et nullo pacto coniuncti et applicati dicto Amphitheatro, sed etiam effodi possint in omnibus aliis locis publicis pro supplemento operis Pontis Sanctae Mariae sine tamen praeiudicio aedificiorum antiquorum pro quibus exequendis curam habere debeat magister Mathaeus architectus. Quoque omnes statuae et antiquitates quae in dictis locis reperiantur sint ipsius Populi romani».


Il Sommo Pontefice Sisto V, fu uno dei Papi che più ricordi lasciò nell’alma Città. «Costruì più Egli solo in cinque anni di pontificato, dice giustamente il prof. R. Corsetti[783], che in più secoli la maggior parte dei suoi successori» — Poteva dunque l’operosissimo Sisto V trascurare l’Anfiteatro Flavio? Non era possibile: egli pensò ben tosto di far ivi grandiosi lavori, onde conservarlo e renderlo nuovamente, in pari tempo, di pubblica utilità; benchè con non lieve danno dell’integrità archeologica di quelle monumentali reliquie, se tali lavori fossero stati eseguiti.

Ai tempi di Sisto V molti poveri di Roma non avean modo di vivere colle loro fatiche: il lavoro scarseggiava; ed il provvido Pontefice escogitò la maniera di sovvenire agli indigenti ed evitare che andassero mendicando per la Città. Sul finire del secolo XVI, Sisto V dava incarico a Domenico Fontana, perchè riducesse il Colosseo ad abitazione e lanificio; giacchè l’arte di lavorare la lana era allora in Roma molto negletta. Il suddetto architetto fece il disegno dell’edificio restituito nella sua originaria circonferenza: quattro porte od ingressi con altrettante scale immettevano al monumento. Nel mezzo dell’antica arena dovea sorgere una fonte: altre fonti dovean servire per il lavoro; e per le abitazioni degli operai si destinavano i portici esterni, dando a ciascuno di quelli, gratuitamente, due stanze. Gli altri portici dovean adattarsi a stanze e a laboratorî. Già erasi intrapreso il lavoro: i commercianti di lana avevano già ricevuto da Sisto V la somma di 15,000 scudi per la provvista della materia da lavorarsi nel nuovo lanificio; quando la morte del Pontefice venne a troncare l’attuazione di quell’opera[784]. «Se vivea un altr’anno solo, dice il Fontana, il progetto sarebbe stato una realtà, con immensa utilità pubblica e specialmente dei poveri». E il Mabillon[785] aggiunge: «Vixisset Syxtus V et amphitheatrum, stupendum illud opus, integratum nunc haberemus!» — Ma ascoltiamo le parole dello stesso Fontana[786]: «Acciò, iui si facesse l’arte della lana, per utile della città di Roma, volendo che á torno per la parte di dentro al piano di terra vi fossero le loggie couerte, et disopra scouerte, con le botteghe, e stanze per abitatione per li lavoratori di detta arte, e che ogn’vno dovesse hauer vna bottegha con due camere e loggia scouerta avanti à torno tutto il teatro, hauendo già dato ad alcuni mercatanti scudi quindicimila acciò cominciassero ad introdur detta arte, volendoci di più far condurre l’acqua per far fontane per comodità di detta arte et per vso degli habitatori, e di già haueua cominciato a far leuare tutta la terra che ni staua à torno et a spianar la strada che viene da torre de Conti, et và al Coliseo, acciò fosse tutta piana, come hoggi dì si vedono li vestigj di detto cauamento, et vi si lauoraua con sessanta carrette di caualli, et con cento huomini, di modo che se il Pontefice uiueva anco un anno, il Coliseo sarìa stato ridotto in habitatione. La qual opera si faceva principalmente da N. S. acciò tutti li poveri di Roma hauessero hauuto da trauagliare, et da viuere senza andare per le strade mendicando; poi che non aueriano pagato pigione alcuna di casa qual voleva fosse franca, il saria stato di grand’vtile alla pouertà, et anco ai mercatanti di lana, che haueriano smaltita la loro mercatantia in Roma, senza hauerla da mandar fuori della città, con animo di fare che detta città fosse tutta piena di artegiani di tutte le sorti».

Nell’archivio Capitolino[787], negli atti di Girolamo Arconio, notaro dei Conservatori, troviamo: «A dì 21 di marzo 1594 — hauendo (i Conservatori) inteso che certi di questi che lavorano di carniccia per fare la colla ceruona haueuano occupato alcuni archi di sopra del teatro del Colosseo uerso Santo Clemente.... li mandarono a farli mettere imprigioni, quali mostrarono che li Guardiani... della compagnia del Confalone l’aueuano loro data licentia et affittato per una libbra di cera l’anno».

Termineremo questo capitolo col riferire alcune scoperte fatte presso il Colosseo verso l’anno 1594, delle quali ci dà notizia il Vacca[788]: «Accanto il Coliseo, dice quest’autore, verso SS. Gio. e Paolo vi è una vigna, mi ricordo (circa l’anno 1594) vi fu trovata una gran platea di grossissimi quadri di travertini, e due capitelli Corintii; e quando Pio IV le Terme Diocletiane restaurò, e dedicolle alla Madonna degli Angeli, mancandogli un capitello nella nave principale, che per antichità vi mancava, vi mise uno di quelli: e vi fu trovata una barca di marmo da 40 palmi longa, et una Fontana molto adorna di marmi, e credetemi, che aueua hauto più fuoco che acqua; et ancora molti condotti di piombo».

CAPITOLO SECONDO. Il Colosseo nel secolo XVII.