Il piano del nostro speco è alquanto più basso di quello degl’ipogei. Penso che ciò sia stato fatto perchè con quel battente venisse moderato l’impeto della corrente, impedendo così un urto violento della corrente stessa contro le sostruzioni dell’arena che le si paravan innanzi.
In un tempo più o meno lungo[881] potevansi in tal guisa inondare tutte le cavità dell’ipogeo e far giungere il livello dell’acqua fin quasi a toccare il pavimento dell’arena, sul quale potevansi eseguire liberamente i ludi, senza che gli spettatori s’accorgessero punto del sotterraneo inondamento e potessero prevenire la sorpresa che era loro preparata. Giunto il momento di cambiare scena, cessavano i ludi; s’apriva di nuovo la saracinesca; l’acqua scendea precipitosamente dal castello, e, non potendo salire sull’arena, perchè impedita dal pavimento solidamente assicurato alle sostruzioni, rigurgitava dai trentadue archi delle nicchie, riversandosi sull’arena ed allagandola con un primo strato quasi in un attimo: Amphitheatro de repente aqua impleto[882].
L’acqua andava man mano crescendo; e non s’arrestava il suo sollevamento, se non quando era giunta all’altezza necessaria a sostenere le rates.
Le aperture poi che si vedono nel fondo di ciascuna delle trentadue nicchie, (V. Fig. 9ª), furono evidentemente emissarî per far tornar in secco, in breve tempo, il pavimento dell’arena. Marziale cantò:
Non credis? spectes, dum laxent aequora Martem
Parva mora est, dices hic modo pontus erat.
Il grosso volume di acqua che inondava gl’ipogei veniva, per mezzo di gore sotterranee, scaricato a comodo nella principale. Con tal sistema potevasi far salire e discendere a piacimento il livello dell’acqua sul piano dell’arena; il quale livello poteva variare da zero a pressochè due metri.
L’inondazione di tutte le cavità dell’ipogeo rimuoveva il pericolo dell’abbassamento del voluto livello dell’acqua sull’arena: abbassamento che poteva probabilissimamente avvenire, se, come opinò Lorenzo Re[883], si fosse introdotta l’acqua solamente sopra il pavimento, non giovando certo nè le saracinesche alle porte nè il catrame alle moltissime commessure del tavolato ad impedire il filtramento dell’acqua.
Potrebbesi pur anche immaginare con qualche fondamento che l’inondazione sotterranea fosse stata limitata al solo primo ambulacro curvilineo, nel quale si trovavano le nicchie; chiudendo allo scopo sigillatamente le quattro porte, che da quest’ambulacro mettevano al secondo. La cosa sarebbe stata molto più semplice, meno dannosa; e l’inondazione sotterranea si sarebbe eseguita in più breve tempo. Ma in tal caso rimaneva il pericolo d’accidentale filtrazione dell’acqua nella parte centrale del pavimento. Io ho preferito l’allagamento totale, ma non posso asserire con certezza a qual dei due partiti si saranno attenuti gli antichi.
Un indizio dell’allagamento della parte infima dell’Anfiteatro l’abbiamo nell’incastro che si vede negli stipiti di travertino della porta che dall’ipogeo introduce nel cripto-portico meridionale. Anche gli accessi degli altri tre cripto-portici dovettero avere avuto i loro incastri, a fine d’impedire l’inondazione di quelle vie sotterranee.