Che fra un finestrone e l’altro del quarto ordine dell’Anfiteatro Flavio vi siano stati clipei fissi e non posticci, come opinò il Maffei, è certo. Quali soggetti però vi siano stati effigiati, noi non lo sappiamo con certezza; ma fino a che non si dia a questa questione una soluzione più plausibile di quella da me presentata, io riterrò che in quei clipei vi furono rappresentate le immagini degli Imperatori, da Augusto a Severo Alessandro.
CAPITOLO TERZO. Quest. 3ª. — L’Anfiteatro Flavio e i Martiri.
Nell’Introduzione di quest’opera facemmo notare che la venatio fu, fra i Romani, un’impresa ordinariamente libera e volontaria; dicemmo che i padroni talvolta punivano i servi, e la pubblica autorità i delinquenti, obbligandoli a discendere sull’arena e pugnare colle fiere; ed aggiungemmo che se i suddetti delinquenti eran rei di delitti gravissimi e capitali, venivan essi esposti alle fiere legati ed inermi.
È questa una cosa tanto nota, che non ha mestieri di dimostrazione. Gli antichi scrittori, tanto storici che poeti, sì oratori che legisti, ce l’attestano concordemente e ripetutamente.
Ma non tutti i delitti si punivano con siffatte pene; e senza perderci in inutili parole riportiamo le leggi romane riguardanti i delitti e le pene di cui parliamo. Eccole[894]:
1. Qui noctu manu facta praedandi ac depopulandi gratia templum irrumpunt, BESTIIS OBIICIUNTUR.
2. Auctores seditionis et tumultus vel concitatores populi pro qualitate dignitatis aut in crucem tolluntur aut BESTIIS OBIICIUNTUR, aut in insulam deportantur.
3. Lex Cornelia poenam deportationis infigit ei qui hominem occideriti eiusve rei causa furtive facendi cum telo fuerit, quive venenum hominis necandi causa habuerit, vendiverit, paraverit, falsumque testimonium dixerit, quo quis periret, mortisve causam praestiterit; quae omnia facinora in honestiores poena capitis vindicari placuit; humiliores vero aut in crucem tolluntur, aut BESTIIS OBIICIUNTUR.
4. Qui sacra impia nocturnave ut quem obcantarent, defigerent, obligarent, fecerint faciendave curaverint, aut cruci suffiguntur, aut BESTIIS OBIICIUNTUR.
5. Qui hominem immolaverint exve eius sanguine litaverint, fanum templumve polluerint, BESTIIS OBIICIUNTUR, vel si honestiores sint capite puniuntur.