Quid mortes iuvenum, quid sanguine pasta voluptas?

Quid pulvis caveae semper funebris et illa

Amphitheatralis spectacula tristia pompae?

E sul finire dei poema, Prudenzio esorta Onorio a por fine a quei cruenti spettacoli con queste parole:

Tu mortes miserorum hominum prohibeto litari,

Nullus in urbe cadat cuius sit poena voluptas:

Nec sua virginitas oblectet caedibus ora,

Iam solis contenta feris infamis arena,

Nulla cruentatis homicidia ludat in armis.

E non tardò più guari una propizia occasione per abolire onninamente quei giuochi. Narra Teodoreto[139], che regnando Onorio[140] un monaco di nome Telemaco partì dall’Oriente alla volta d’Italia, col fine di far cessare gli spettacoli gladiatorî. Giunto in Roma, discese nell’arena e tentò di far deporre le armi ai gladiatori. Ma gli spettatori, che erano pagani e che tanto diletto ritraevano da simili combattimenti, insorsero contro di lui, e l’uccisero[141].