I gladiatori mantenuti dagli Imperatori si dissero fiscales[133]; coloro che rimpiazzavano gli stanchi od i vinti, supposititii; i meridiani erano i gladiatori e i venatores superstiti dopo un combattimento, i quali, sull’ora del mezzodì, senza usare arte o difesa, doveano trucidarsi a vicenda[134]; ed i cubicularii eran quelli che lottavano durante i banchetti[135].

I cadaveri dei gladiatori si trasportavano allo spoliarum, trascinandoli agganciati con adunchi uncini. Ivi stesso erano condotti i feriti omai incapaci di battersi; i quali, se si vedeva che non avrebbero potuto sopravvivere alle mortali ferite, venivano irremissibilmente uccisi.

I premî dei vincitori consistevano, per lo più, in palme, od in corone di palma con nastri multicolori, palma lemniscata; alle volte poi erano premiati con danaro od anche con una bacchetta di legno, rudis.

I monumenti che ci mostrano i gladiatori, quali sono gli stucchi pompeiani, i mosaici delle ville Albani e Borghese (oggi Umberto I), i bassorilievi vaticani, quelli della villa Pamphili, ecc.; mentre ci fanno conoscere la varietà delle armature e la ricchezza dei costumi, ci addimostrano altresì la splendidezza di simili spettacoli, e, per un momento almeno, ci distraggono dalla crudeltà e barbarie delle descritte istituzioni.

Questi cruenti spettacoli continuarono a celebrarsi legalmente fino all’anno 325 dell’èra volgare, allorchè Costantino, da Beirout (Berito), diresse a Massimo, prefetto del Pretorio, una legge con data del 1º Ottobre, per la quale proibiva i giuochi gladiatorî; ed ai delinquenti commutava la pena della pugna con quella delle miniere[136].

Ma questa legge fu ben tosto violata; anzi nelle province orientali forse non fu mai osservata: giacchè la legge seconda, dello stesso titolo, diretta da Costanzo e Giuliano ad Orfito, prefetto di Roma, in data del 16 Ottobre, mostra che nel 357 quei giuochi erano ancora in vigore; e la terza legge sullo stesso oggetto, emanata da Arcadio ad Onorio nel 397, non solo ci rende certi che gli spettacoli gladiatorî continuavano, ma ci addimostra ben anche l’esistenza dei ludi. Ciò stesso l’apprendiamo da S. Agostino[137] e da Prudenzio[138]:

Respice terrifici scelerata sacraria Ditis:

Cui cadit infausta fusus gladiator arena.

Heu, male lustratae phlegetontia victima Romae!

Nam quid vesani sibi vult ars impia ludi?