Di più: in quella lapide si fa allusione ad un teatro, e ad un teatro dei tempi di Vespasiano, a cui pure è rivolto il discorso. Ma, ad eccezione dell’Anfiteatro Flavio, non s’ha memoria che Vespasiano abbia eretto altri edifizî per darvi spettacoli pubblici.
Se dunque la città a cui qui si rivolge il discorso è Roma, se il marmo fu trovato in un cimitero cristiano di Roma (e questo indica che il martire fu deposto in Roma), dobbiam pur dire che Gaudenzio è un martire romano.
Fin qui l’iscrizione ci dice che Gaudenzio fu cristiano, che fu martire, che subì il martirio sotto Vespasiano, e che lo subì in Roma. Ma chi fu questo Gaudenzio? Nulla si potrà dedurre dalla lapide? Il Nibby, il Canina e il Gori, pur trovando difficoltà intorno a quest’iscrizione, concedono nondimeno che il Gaudenzio in essa ricordato abbia relazione con un luogo di spettacoli fatto edificare da Vespasiano. E questo è innegabile, ed è chiaro anche per quel relativo alium che si riferisce a Theatrum. Ora sotto l’impero di Vespasiano e per suo ordine fu edificato in Roma quel luogo di spettacoli che formò la gloria di Roma, una vera maraviglia del mondo, il Colosseo, di cui Marziale:
«Barbara pyramidum sileant miracula Memphis».
Se dunque si parla in questa lapide di un luogo di spettacoli costruito sotto Vespasiano; se in essa si rimprovera Roma, perchè, ingrata, anzichè premiare, lasciò uccidere colui il quale fu l’autore della gloria sua; non essendovi memoria di sorta, la quale ricordi che Vespasiano abbia eretto altri edifizî da spettacoli in Roma, come or ora dicemmo; e molto meno, che sotto Vespasiano siano sôrti in Roma tali edifizî da potersi dire «gloria della Città», se si eccettui il Colosseo: credo non si possa dubitare che quel luogo di spettacoli non fosse l’Anfiteatro Flavio, e quindi che questo abbia relazione col nostro Gaudenzio.
Ma in che consiste questa relazione? Non si può dire che Gaudenzio fosse uno dei famosi gladiatori dei quali qualche città andava stoltamente superba, perchè quest’ipotesi viene esclusa dalla natura della lapide, che è cristiana, e dal fatto: giacchè se Gaudenzio fu ucciso sotto Vespasiano, non potè certamente presentarsi sull’arena dell’Anfiteatro Flavio, perchè questo fu dedicato da Tito.
Diremo forse col Nibby[1104], che Gaudenzio sia stato un artista che pose in quel colosso l’opera sua? Ma le singole parti e la scultura di quest’Anfiteatro non sono certamente tali da poter far chiamare l’esecutore autore della gloria di Roma! Di più quella voce THEATRV non vuol dire un capitello, un ornato, una statua; ma significa, in senso comune, il corpo intiero della fabbrica.
Che resta dunque, se non che Gaudenzio sia stato l’inventore, l’autore insomma l’architetto del Colosseo?
Ecco dunque che dalla lapide si deduce pur anche chi fosse Gaudenzio. Ma se a questo noi aggiungiamo l’argomento di cui si serve il Marangoni[1105] per manifestare quella sua ormai famosa opinione, che il Marini dice elegans; l’argomento, dico, tratto dal silenzio degli scrittori antichi sull’architetto del Colosseo, ci convinceremo ancor meglio della verosimiglianza del nostro asserto.