1º Che il nostro Gaudenzio fu cristiano: Kristus dat omnia tibi. Qui alium paravit theatru, in celo[1101].
2.º Che fu martire: Premiatus es morte. Un cristiano il quale fu fatto uccidere dall’Imperatore, e che per questa ragione ricevè da Cristo la gloria del Paradiso, non dovrà dirsi martire?
3.º Che fu martirizzato sotto Vespasiano: Vespasiane dire.
Ma qui si potrebbe obiettare:
Quel Vespasiano, invece dell’Imperatore, non potrebbe esser un altro qualunque che avesse lo stesso nome?
No. Infatti, se questo Vespasiano invece di premiare fece uccidere Gaudenzio, dobbiam dire che quegli avesse nelle sue mani il potere di premiare e di punire colla morte; avesse, cioè, quel potere che i giuristi chiamano merum imperium.
Ora apprendiamo dalle Pandette e dal Codice di Giustiniano (e tutti gli interpreti del diritto romano, come Cuiacio, Donnello, Averano, Roet, Brunemann, Perezio, ecc. sono concordi), che questo potere competeva all’Imperatore, direi, per natura; e, per delegazione, al Prefetto della Città e a quello del Pretorio. Si deduce questo anche dalle famose parole dette da Traiano al Prefetto del Pretorio[1102]: «Accipe gladium, quem pro me, si bene atque ratione imperavero, distringes: sin minus, eo ad interitum meum utere». Nè si può supporre che, all’infuori del fondatore della famiglia imperiale dei Flavî, vi siano stati altri imperatori di nome Vespasiano. Nè questo nome apparisce nei cataloghi dei Prefetti del Pretorio o in quello della Città[1103].
Quindi se il nostro Gaudenzio fu ucciso da un Vespasiano il quale avesse il potere di uccidere, questi non potè essere che l’Imperatore.
4.º Finalmente, che fu martire in Roma: «Civitas, ubi glorie tue autori». Ho detto martire in Roma, e lo deduco dal fatto che la lapide fu trovata scavando un cimitero cristiano romano. E la sana critica c’insegna che, usandosi in un discorso un nome generico, questo si deve riferire a quella cosa che gli è vicina e non lontana; e ora la lapide fu trovata a Roma: dunque la città cui si riferisce il discorso, è Roma.
Nè vale obiettare che in questo caso si sarebbe dovuta usare la voce Urbs e non Civitas; giacchè qui il discorso non è rivolto alla città materiale, ossia alle mura, ma ai cittadini; e tutti sanno che i latini usarono la voce civitas per indicare il formale, e Urbs il materiale della città. E nel caso nostro si dovè dire, come fu detto, civitas, e non altrimenti.