E questo vuol dire che, secondo la legge degli spettacoli, lex theatri, nell’anfiteatro si assegnavano tanti posti ad una data associazione, ecc.
Del resto, la voce theatrum usata in quest’iscrizione, per la ragione già detta, non potea dar luogo ad equivoci, e dovea necessariamente interpretarsi per Amphitheatrum, anche perchè l’opera massima fatta da Vespasiano per gli spettacoli, non fu un «teatro», ma l’Anfiteatro nostro.
Quindi non pare che questa difficoltà possa veramente fare ostacolo.
Un’altra obiezione è tratta dalla qualità della persona di Gaudenzio. Se questi fu cristiano, si dice, non potè essere architetto dell’Anfiteatro Flavio, perchè un cristiano non avrebbe osato architettare un edificio per un genere di spettacoli, nei quali (senza dire che tutti e sempre gli spettacoli furono con ragione aborriti dai cristiani) lo spargimento del sangue umano era l’oggetto del divertimento e del plauso del popolo; e tali appunto erano quelli che si davano negli anfiteatri.
E questo va benissimo; ma io già previdi questa difficoltà e l’accennai quando dissi che la prima idea di erigere media urbe (e precisamente ove erano gli stagna Neronis) un edificio, non fu quella che l’edificio stesso servisse per darvi spettacoli gladiatorî e venatorî, ma per farvi giuochi navali ed incruenti. Si dovea, cioè, edificare una naumachia, della quale, come dissi, parla Marziale. E che la primitiva disposizione dell’Anfiteatro Flavio fosse stata per naumachia, l’ho già dimostrato nel corso dell’opera.
Inoltre i cristiani non correvano certamente, senza una speciale ispirazione, incontro alla morte; ma se erano perseguitati fuggivano, secondo l’insegnamento del Maestro, in aliam terram.
E non solo materialmente, ma evitavano la morte anche con mezzi leciti ed onesti, dei quali potevano usare senza offendere la loro fede. Ora se noi supponiamo che Gaudenzio fosse liberto di Vespasiano[1121], ciò che è assai verosimile, e che fosse stato costretto a prestare la sua opera al Patrono, cui, per la libertà ricevuta, era in dovere d’ubbidire; io non vedo la ragione per cui Gaudenzio, benchè cristiano, si fosse potuto ricusare di servire il suo Patrono nella costruzione di una fabbrica, lo scopo della quale (per sè e riguardo alla costruzione materiale, che spetta all’architetto) è del tutto indifferente, colla certezza di esser ucciso.
Ma anche ammesso che l’Anfiteatro Flavio fosse stato fin dalla prima idea costruito per darvi giuochi cruenti; dato che Gaudenzio non fosse stato liberto di Vespasiano; allora dirò col Piale[1122], che, appunto per questo, fu fatto uccidere da Vespasiano; perchè, cioè, fattosi poi cristiano, si ricusò di prestare più oltre l’opera sua in quell’edificio. Dunque quest’obiezione o non nuoce o conferma l’asserto.
Sennonchè questa soluzione è causa di una nuova difficoltà. Se il nostro Gaudenzio fu un personaggio cotanto celebre e martire della Chiesa nascente perchè non se ne fa menzione nei martirologî, nei calendarî, negli indici, nei fasti della Chiesa Romana? Come è che si ricordano un Gaudenzio martire in Africa, un Gaudenzio di Novara, un Gaudenzio di Rimini, un Gaudenzio di Arezzo, ecc.; e del nostro Gaudenzio non si fa nessuna menzione?
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