Il Nibby[210] ed altri argomentano dalle medaglie che «dinanzi al parapetto di ciascun arco vi dovea essere esteriormente un piedestallo con una statua pedestre: fatto, aggiunge egli, confermato dagli ultimi scavi, e che apparisce da qualche traccia superstite». Io stesso ho veduto coi miei occhi queste tracce patentissime, e specialmente le ho osservate nel parapetto che trovasi nel fornice del terzo piano e sopra l’arco che porta il numero XXXIII, ove rimane il posto già occupato dal piedistallo; ed ho osservato l’interruzione della cornice che serve di finimento al parapetto stesso, perchè coperto dalla parte posteriore del piedistallo (V. Fig. 2).
Il Guazzesi[211] opina che le statue che si veggono incise nelle medaglie ornassero effettivamente l’Anfiteatro Flavio; ma dice che esse non furono stabili e di marmo, bensì d’altra materia e mobili, da esporsi in mezzo agli archi giusta le circostanze e qualità degli spettacoli da rappresentarsi nel nostro Anfiteatro. E basa la sua opinione sul fatto (?) del non trovarsi nel mezzo di essi archi alcun segno o vestigio di base o di piedistalli, che rivelino la cessata esistenza di statue stabili e di marmo.
Si vede che il Guazzesi esaminò molto superficialmente l’edificio!
In ogni modo, le statue fossero o mobili od immobili, di marmo o di gesso, di terracotta o lignee; se non vogliamo negar fede alle medaglie ed ai fatti, l’Anfiteatro Flavio fu indiscutibilmente decorato con statue. «Gli archi aperti del secondo e terzo piano, dice il ch. H. Grisar[212] erano nell’ampio giro animati di statue di marmo e di bronzo».
Ciascuno dei tre ordini arcuati, come ho detto poc’anzi, consta di 80 fornici; le finestre maggiori però del 4º piano non sono che 40, perchè s’alternano in modo che per ogni due archi v’è una finestra. — Esaminando le medaglie, vediamo che in ogni spazio libero, tra un finestrone e l’altro, vi fu scolpito un disco. Sarà stato questo un capriccio dello scultore, o veramente in quegli spazî vi fu qualche cosa? Vediamolo.
Alcuni archeologi, tra i quali il Nibby[213], ritennero che i clipei dei quali ci parla il cronografo dell’anno 334[214], non furono altro che quegli ornamenti rotondi che sormontavano la cornice dell’Anfiteatro, formando una specie di merlatura. Rispetto il parere di tali scrittori; ma siccome quella specie di merlatura che si vede accennata nelle medaglie, io dubito non sia altro che la serie delle grossi travi del velario, rivestite probabilmente di bronzo e coronate alla testata da un ornamento finale, così ho voluto intraprendere uno studio speciale intorno a questo punto. Ecco il risultato delle mie ricerche.
Per clypeus, clypeum e clupeus tutti gli scrittori antichi, in relazione ad edificî, han voluto sempre significare quello scudo rotondo, per lo più di bronzo, coll’effigie scolpita od a rilievo, di una divinità o di un eroe o di qualche personaggio illustre[215]: scudo che si soleva collocare sulle pareti esterne dei tempî[216], ed in luoghi pubblici[217].
Ora, dicendoci il cronografo suddetto che Domiziano portò l’Anfiteatro usque ad clypea, non potremmo noi congetturare che i clipei non fossero quegli ornamenti rotondi che sormontavano la cornice dell’Anfiteatro, ma bensì veri scudi di bronzo, i quali, come si rileva dalle medaglie, sfolgoravano fra i pilastri esterni del quarto piano?[218].
Il Maffei[219], non potendo non prestar fede alle medaglie, dovè conchiudere: «nel quarto piano del Coliseo veggiam finestre quadrate alternatamente, nelle medaglie veggiamo gli spazî intermedî, non nudi come son nella fabbrica, ma occupati da certi tondi, che paion clipei, ed altro non possono rappresentare, che ornamenti posticci (?), quali si ponessero e levassero». Osservando il monumento, m’avvidi che nel mezzo degli spazî che si alternano colle grandi finestre del quarto ordine dell’Anfiteatro, vi sono dei fori, nei quali evidentemente furono fissati i perni degli scudi stessi.
Questi fori da me veduti, e da non confondersi con quei buchi fatti, come vedremo, ne’ bassi tempi per estrarre i perni metallici, li troviamo negli spazî superstiti che sono a piombo degli archi portanti i numeri: XIII XXV XXXI XXXIII XXXV XXXX XLII XLVIII L (Vedi Fig. 2).