[132]. Se ne fa menzione da Artemidoro (Oneic. II, 33) e nell’iscrizione 603, 3 riportata dal Muratori. Dymachaeri sono queste due statue del Museo Borbonico rappresentanti due uomini morenti, che impugnano una spada per mano.

[133]. I gladiatores fiscales si chiamarono anche Caesariani; e poichè eran essi «eximii viribus, arte, ornatu (Lips., Sat., l. II, p. 959) e spesso il popolo domandava agli Imperatori il favore di vederli combattere nell’arena, furon detti eziandio Postulaticii. Seneca (Epist. VII) scrisse: «Hos plerique ordinariis et postulaticiis paribus praeferunt».

[134]. Seneca, Epist. ad Lucil. 8; cf. 96; Tert., Apol. 15. — Dione Cassio biasima quegli inumani spettatori, i quali mentre pranzavano, summo studio, assistevano a quella orrenda carneficina. Dio., 60; Suet., 34.

[135]. V’era pur anche una classe di gladiatori detta Catervarii, «a modo pugnae, scilicet cum non singuli cum singulis, ut moris, sed confusi mixtique pugnant per catervas» (Lips., Saturn. Serm. l. II, p. 960). In Giuseppe Flavio (De Antiq. l. VII) leggiamo: che Tito «Multis e captivis illic consumpti, aliis bestiis obiecti, alii catervatim, et plures, more hostium, depugnare inter se iussit». Questo spettacolo fu dato da Tito in Cesarea.

I Pegmares (Pegmatici o Pegmatarii, come più piace chiamarli) erano quei gladiatori i quali «pegmatis impositi depugnabant» (Lips., loc. cit.). Suetonio dice: Gladiatorio munere reductis interdum flagrantissimo Sole velis, emitti quenquam vetabat, remotoque ordinario apparatu, rapidis feris vilissimos senioque confectos, gladiatores quoque PEGMARES, patreffamiliarum notos, sed insignes debilitate aliqua corporis subiiciebat» (Suet., in Calig. XVI). Il Lipsio (loc. cit.) crede doversi leggere «gladiatoribus quoque pegmares», in questo senso: «Rabidis feris bestiarios viles, invalidosque: et gladiatoribus operas pegmares fabrosque subiiciebat». Secondo altri avrebbero preso questo nome da pegma, specie di torre, che veniva eretta nel mezzo dell’Anfiteatro. La sommità della torre sarebbe stata ricoperta di scudi, elmi ed armi, da darsi in premio ai vincitori. I gladiatori, divisi in due schiere, dovevano chi attaccare e chi difendere la torre. Sarebbe stata una rappresentazione dell’assalto ad una fortezza.

[136]. Cod. Teodos., Lib. XV. Tit. XII; l. 1; Quapropter, qui omnino gladiatores esse prohibemus; eos qui forte delictorum caussa hanc conditionem, atque sententiam mereri consueverant, metallo magis facies inservire, ut sine sanguine suorum scelerum paenas agnoscant.

[137]. Conf., VIII.

[138]. Contra Symm., l. I, v. 379 e segg.

[139]. Lib. V, cap. XXVI.

[140]. A. 403, secondo Tillemont, 404 secondo altri.