[179]. La Mèta Sudante era una «fontana celebre, esistente in Roma prima dell’Anfiteatro Flavio» (Nibby, Del Foro Rom. p. 245). In Seneca leggiamo: Essedas transcurrentes pono, et fabrum inquilinum, et serrarium vicinum, aut hunc, qui ad Metam Sudantem tubas experimur et tibias; nec cantat sed exclamat (Ep. LVII). «Domiziano, prosegue il Nibby (loc. cit.) la ristabilì, forse perchè Nerone l’aveva distrutta, e questa seconda Mèta Sudante fu assai bella e decorata».

[180]. Cf. Nibby, loc. cit., p. 402.

[181]. Loc. cit., p. 43.

[182]. Roma descritta ed illustrata, Tom. II, p. 5.

[183]. Del Foro Romano, p. 239: «Tra il numero XXXVIII e XXXVIIII è l’ingresso imperiale, quindi l’arco ivi è più grande degli altri (?) e non ha numero.... Questo luogo, riservato alla famiglia imperiale, si trova affatto separato dal resto, e forse quest’ingresso era più decorato degli altri, e v’ha chi suppone che di là cominciasse un portico di colonne che andava a finire al palazzo di Tito sull’Esquilie; ma di ciò non può darsi altra prova, se non che negli ultimi scavi si sono in questo luogo trovati frammenti di colonne scanalate di marmo frigio, che ivi ancora si veggono, e sopra l’arco manca il cornicione con tutti gli ornati, e nelle medaglie si vede indicato un tal portico».

[184]. Maffei, loc. cit., l. I, p. 45.

[185]. Id., ibid., p. 45.

[186]. Id., ibid., p. 45.

[187]. Nibby, Del Foro Romano, p. 245.

[188]. Cf. Charisius, I, 73: «Titus ut lupus. Thermas Titinas, ut pelles lupinas non dicimus, sed Titianas».