[169]. De Spect., Epig. I.

[170]. Loc. cit. Epig. III.

[171]. Suet., in Tito c. VII: Amphitheatro dedicato, thermisque iuxta celeriter extructis, munus edidit apparatissimum, largissimumque. Dedit et navale praelium in veteri naumachia; ibidem et gladiatores: atque uno die quinque millia omne genus ferarum.

[172]. Noi tratteremo questa questione nella Parte IV, [Quest. I].

[173]. Chron.

[174]. Ecco come ragiona Nolli: «L’arena, nel suo maggior diametro, era lunga palmi architettonici 450 per 305. Tutta l’area dell’arena sarebbe 107,795 palmi quadrati; e sulla supposizione che il sito occupato da un orso o leone o tigre ben grande sia di palmi quadrati 16, l’arena risulterebbe capace di 6737 fiere. Ma poichè non tutte le fiere hanno la stessa grandezza, così, calcolando a ciascuna fiera 10 palmi quadr., l’arena sarebbe capace di 10,779 fiere. — Il numero dunque di 5000 esposte da Tito, e di 9000 esposte da Probo, non è esagerato. Ma, s’intenda, non per farle giuocare tutte uno die nell’Anfiteatro, ma per mostrarle tutte UNO DIE al popolo». (Cf. Marangoni, Anf. Fl. p. 50).

[175]. Dio., l. XVI, 25, Trad. del Bossi, Milano 1823.

[176]. Il Casaubono corresse il testo di Sifilino, sostituendo alle gru, «Γεράνοις», i germani, «Γερμανος». — Il Reimaro si oppose a questa correzione. — Il Gori (Memorie storiche ecc., Roma 1875), ed altri dicono che, come è favoloso il combattimento delle gru coi pigmei, così è inconcepibile che quelle combattessero fra di loro.

[177]. Detto Nemus Caesarum.

[178]. ἐφ’ ἑκατον ἡμἐρας ἑγἐνετο.