[199]. Nell’anno 80 di C. furono battute altre medaglie, come ad es., quella in cui è rappresentato Vespasiano in quadriga e recante (nel dritto) l’iscrizione: DIVO AVG. VESP. S. P. Q. R. (Cf. Cohen, loc. cit.); ma poichè non è certo che siano commemorative, tralascio di riportarle.

[200]. Variar. l. V, Epist. XLII: Hoc Titi potentia principalis divitiarum profuso flumine cogitavit aedificium fieri, unde caput urbium potuisset etc.

[201]. Voyage en Italie, Paris 1801, p. 385 e sgg.

[202]. «Bull. Comm.» loc cit. p. 215.

[203]. «Ann. dell’Ist.» 1850, p. 68-71, Tav. XII.

[204]. Il Guattani (Roma descritta ed illustrata. Tom. II, pag. 3) si domanda: «Perchè non dare agli anfiteatri una forma perfettamente sferica? Due, a mio credere, prosegue egli, ne furono le ragioni. Una la trovo nel vantaggio di accorciare la visuale degli spettatori, in guisa che, o empiendosi l’anfiteatro la maggior parte, o non empiendosi tutto, il popolo vedeva più comodamente lo spettacolo; tanto più che essendovi la necessità di coprirlo, illanguidivasi necessariamente la luce. Inoltre la forma elittica riesce appunto più facile a coprirsi, restando la lunghezza del maggior numero delle tele e delle gomene dalla linea circolare interiore all’esteriore più corta».

[205]. Amm., l. XVI, c. XVI, scrisse: Amphitheatri molem solidatam lapidis tiburtini compage, ad cuius summitatem aegre visio humana conscendit. — Non v’ha dubbio che la venerabile mole dei Flavî, veduta da vicino e dal piano antico, sia sommamente imponente.

[206]. Cinque di questi cippi furono scoperti nel 1895 all’Est dell’Anfiteatro, di contro alle arcate XXIII, XXIIII e XXV («Bull. Comm.» 1895, n. 3, p. 117 e segg.).

[207]. Verona illust. p. 186.

[208]. Questi stucchi furono disegnati da Giovanni da Udine ed incisi nella Raccolta di De-Crosat. (Vasari, Vita de’ Pittori p. 30, part. 3, q. 2).