[259]. Lamprid., ib.

[260]. Epig. l. II, ep. LXXV.

[261]. V. Tav. I, lett. A-Y.

[262]. Lamprid., in Comm. 16; Dio., cap. XXI.

[263]. Queste si regalavano quasi intieramente ai bestiarî, i quali, dopo averle trasportate al Castrense, si dividevano fra loro le carni mangiabili, le pelli di lor pertinenza (quelle cioè di minor conto), e le ossa, delle quali, fattele seccare nei sotterranei dell’edificio, ne facevano traffico. Negli scavi ivi eseguiti nella prima metà del secolo XVIII (V. Ficoroni, Le Vestigia di Roma antica, p. 121) se ne trovarono una gran quantità.

[264]. Parte III, c. V.

[265]. Vedi Tavola IV.

[266]. Nel giornale «L’Osservatore Romano» (11 Settembre 1909) leggo: «Gli Antichi Ascensori Romani. Neppure l’ascensore, entrato da non molto tempo negli usi della vita moderna, è una novità. Fin dai tempi di Giulio Cesare i Romani avevano costruito dei solidi e forti elevatori verticali per uso degli spettacoli. Questa scoperta dovuta al prof. Boni, direttore degli scavi del Foro, è importantissima. Dodici erano gli ascensori in azione nell’ultimo periodo della Repubblica. Essi servivano per elevare dai sotterranei alla superficie del foro i gladiatori e le belve. Una galleria longitudinale sotterranea moveva dai rostri di Cesare in direzione del tempio dedicato a questo dittatore, e aveva nel suo percorso (come anche oggi è dato vedere) quattro minori gallerie traversali, in ciascuna delle quali erano tre camere per gli argani e altrettante camerette di comando per la manovra degli ascensori. In ciascuna delle dodici camere si vedono i dadi di travertino su cui erano infitte le aste, e dal logoramento della buca circolare si conosce la direzione del tiro di ogni argano. Si calcola che sopra ogni elevatore potessero stare comodamente cinque o sei persone, in modo che, essendo dodici gli elevatori, oltre settanta persone venivano innalzate in un tempo solo alla superficie del Foro. Di quanto si conosce», prosegue l’«Osservatore Romano», «l’invenzione dei Romani della Repubblica non ebbe seguito sotto l’Impero (?).... I primi tentativi dei Romani contemporanei di Cesare rimasero sepolti per venti secoli nel sottosuolo del Foro, e per singolare coincidenza vengono in luce oggi che l’ascensore è alla sua più perfetta applicazione». Così La Casa. Ci rallegriamo di cuore coll’illustre direttore degli scavi del Foro, ma facciamo osservare al ch.º scrittore dell’articolo, che gli elevatori s’usarono costantemente negli anfiteatri per elevare dagli ipogei dell’arena belve, gladiatori e quant’altro era opportuno a render variato lo spettacolo. Non è esatto perciò asserire che quest’invenzione, sotto l’Impero non ebbe seguito. Oltre all’attestarci questo fatto gli antichi scrittori, ne rimangono tuttora chiarissime tracce nell’Anfiteatro Flavio e negli anfiteatri di Capua, Pozzuoli e Siracusa.

[267]. Petronio, Satyr. c. IX. Calpurnio, Eclog. VII, c. 69.

[268].