DD NN VALENTINIANO ET VALENTE SEMPER AV
LOLCYRIVS PRINC CVR ET ERITOR DVODENA DE PROPRIO / V /
VETVSTATEM CONLAPSVM AT STATUM PRISTINUM RED ////
AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS ET HOMNEM FABR ////
ARENE NEPVS LOLCYRI PRINC CVR ET ANTE ERETORIS FILIVS
CLAVDI PRIC ET PATRONI CURIAE PRONEPOS MESSIGOR
PRINC FELICITER
L’epigrafe da noi riportata trovasi nel Museo comunale di Velletri mia città natale. Fu già trascritta dal Fabbretti, dal Fea, ecc., ma poco correttamente. Con più diligenza fu ripubblicata dal Mommsen, e trovasi inserita nel vol. X, 6565, del Corpus. Io l’ho copiata sull’originale, e la presento senza correzioni e supplementi.
Nel vestibolo dell’Anfiteatro Flavio (Ingresso Ovest) vi sono i frammenti della seguente iscrizione:
Nel capitolo V, Parte I, di questo lavoro riporteremo l’illustrazione di quest’epigrafe, ed il supplemento che generalmente ne dánno gli archeologi.
Io leggerei le ultime due linee così:
HA(re)NAM AMPHITEATRI A NOVO UNA CUM PO(rtis, instauratis)
P[ost]ICIS SED ET REPARATIS SPECTACULI GRADIBUS (restituit).
Quell’arenam a novo restituit non può intendersi della sostruzione dell’arena, perchè ancora vi vediamo tracce delle primitive, restauri dell’epoca di Eliogabalo e Severo Alessandro, ed alcune riparazioni dei secoli posteriori. Opino quindi che quell’arenam a novo si riferisca al pavimento ligneo con gli sportelli dei postica, ai quali postica furono fatte delle riparazioni: sarebbe insomma una seconda edizione dell’epigrafe Veliterna: Amphitheatrum ad statum pristinum cum portis posticiis et omnem fabr(icam) arene (sic).... I pavimenti di legno erano infatti quelli che più d’ogni altra cosa doveano andare in deperimento.
Nella riparazione poi fatta spectaculis gradibus potrebbe esser compreso il rinnovamento del parapetto a transenna del podio, abbattuto forse dalla caduta di statue o d’altro, e fatto precipitare giù per la cavea dal terremoto del 422. Dico il solo parapetto, perchè non è ammissibile che il terremoto avesse fatto cadere il muro di fronte del podio: muro situato nella parte infima dell’Anfiteatro, non più alto di metri 3,50, di forma curvilinea concava, dello spessore di un metro circa, collegato col muro interno per mezzo di un soffitto sostenuto da robuste travi; e credo che nessuno possa coscenziosamente applicare al muro del podio che fronteggia l’arena la frase A NOVO dell’epigrafe di R. Cecina Felice Lampadio. Le altre osservazioni su di questa lapide le faremo al capo quinto, Parte I, di questo lavoro.