Giustamente nota il Lanciani che, a fine di dare significato pratico e materiale all’indicazione dei Cataloghi: thermae Titianae et Traianae, convien supporre che quell’edificio fosse stato unito alle Terme di Traiano con qualche braccio di porticato o almeno di passaggi sotterranei (Lanciani, Bull. Arch. Com. anno 1895, p. 112). Ma, a parer mio, con quel Thermae Titianae si alluse dai Regionarî alle Terme private della Domus Titi, forse allora rese pubbliche, facendole divenire con quel congiungimento un’appendice delle Traiane; e non già si volle alludere alle velocia munera, che verosimilmente nel IV secolo non più esistevano.

[592]. Urlichs, Codex Urb. Rom. Topogr. p. 136.

[593]. Loc. cit., p. 110.

[594]. Ibid. p. 121.

[595]. Adinolfi, Roma nell’età di mezzo. Tom. I, p. 356, nota 4.ª

[596]. Possessi, p. 97, nota 4.

[597]. Cf. Grisar, Histoire de Rome et des Papes, l. II, c. II, p. 23.

[598]. Bull. Com. arch. Comun. An. XXIII, p. 121.

[599]. I tronchi di colonne ed i capitelli di quel portico, rinvenuti nel basso dell’Anfiteatro, ne sono una chiarissima prova.

[600]. Baronio, Ann.