[661]. V. Marangoni, loc. cit.

[662]. Pergamena datata al 29 Aprile 1531.

[663]. Dai documenti dell’Archivio di Sancta Sanctorum, comunicati dal Sig. Ab. Colomanno Hamerani al ch. Marangoni.

[664]. Ad calcem deletum, distrutto fino a terra, e non distrutto PER FAR CALCE, come tradusse il Gori (Memorie storiche del Colosseo, p. 98). Altri, come H. Babucke (Geschichte des Kolosseums, p. 32), han voluto dare a queste parole lo stesso significato; ma avvertito l’errore, cosa han fatto? Hanno cambiato arbitrariamente il testo originale, e la frase «ad calcem deletum» è divenuta «ad calcem redactum!».

[665]. Vacca, Memorie di varie antichità trovate in diversi luoghi della Città di Roma, N. 72.

[666]. Ecco le parole del Vacca: «Mi ricordo aver sentito dire da certi frati di S. Maria Nova (ora S. Francesca Romana) che Papa Eugenio IV (a. d. 1431) aveva tirati due muri che racchiudevano il Coliseo nel loro monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al detto monastero, se non per levare l’occasione del gran male che in quel luogo si faceva; e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni il monastero, finalmente i Romani fecero risentimento che così degna memoria non doveva restare occulta, e a dispetto de’ frati andarono a furor di popolo a gettar le mura che lo chiudevano, facendolo comune, come al presente si vede. Ma i detti frati dicono aver tutte le ragioni in carta pergamena; e mi dissero che se veniva un Papa della loro, si farebbero confermare il donativo, e vivono con questa speranza».

[667]. Adinolfi, loc. cit., p. 379.

[668]. Roma nell’età di mezzo, p. 376. Tom. I, Roma, Fratelli Bocca e C. 1881.

[669]. Nibby, loc. cit., p. 417.

[670]. Loc. cit. p. 236.