[755]. V. De Rossi, «Bull. A. C.» serie II, an. IV, p. 147 e segg.

[756]. «Bull. A. Com.» Ann. XXIII, pp. 124-125.

[757]. Lanciani, Forma Urbis.

[758]. Analecta Bolland. Tom. XVI, p. 248 e seg.

[759]. Prima di parlare di quelle chiese che più direttamente manifestano la venerazione dei fedeli verso il Colosseo (venerazione che fu causa dell’aggruppamento delle stesse in quella zona), ho creduto conveniente occuparmi della chiesa dei Ss. Quadraginta Colisaei; sia perchè anch’essa in qualche modo fa parte di detto aggruppamento, sia perchè fu eretta per i Misenati, i quali, come è noto, erano al servizio dell’Anfiteatro.

[760]. V. Wilpert, S. Maria Antiqua, p. 14.

[761]. Loc. cit. p. 18.

[762]. Varie sono le opinioni degli archeologi circa la situazione precisa del Campus Agrippae. Il Nardini, ad es., fra gli antichi, ed i Compilatori del Corpus Inscriptionum fra i moderni, ritengono che il Campus Agrippae occupasse lo spazio compreso fra l’attuale Corso Umberto e le Thermae Agrippianae, da un lato, e la Via del Seminario e la Piazza S. Marco dall’altro. Il Lanciani e l’Huelsen lo collocano invece altrove, e precisamente ad Est della Via Flaminia, tra il suddetto Corso Umberto e la Via della Stamperia, in un senso, e le Vie Minghetti e del Pozzetto nell’altro.

Per giudicare quale delle due opinioni sia più probabile, il miglior partito è di esaminare i passi di quegli autori antichi che parlano del Campus Agrippae, e vedere se vi sia qualche monumento che possa gittar luce sulla questione.

Gli antichi scrittori che parlano del Campus Agrippae, sono: Dione Cassio (Lib. LV), Aulo Gellio (Noctes Atticae l. XIIII c. V), ed il Cronografo del 354 (Urlichs, Codex Top., p. 191, 25). Aulo Gellio ed il Cronografo nominano il Campus Agrippae; ma dalle loro parole null’altro può dedursi che la sua esistenza. Il primo scrive: «Defessus ego quondam ex diutina commentatione, laxandi levandique animi gratia, in Agrippae Campo deambulabam, atque ibi duos forte grammaticos conspicatus, etc.». Nel secondo si legge: «Aurelianus Imp. ann. V. m. IIII. d. XX congiarium dedit XD. — Hic muro urbem cinxit, templum Solis et castra in Campo Agrippae dedicavit, etc.». — Dal passo di Dione però, oltre all’esistenza, se ne deduce pur anche (e molto fondatamente) la situazione. Lo storico greco ci dice infatti che Augusto, dopo la morte di Agrippa, dedicò il di lui Campo, eccettuato il portico (il quale, da quanto si dice appresso, fu quello incominciato ad erigere nel Campo da Vipsania Pola, sorella di Agrippa), nonchè il Diribitorio, lasciato incompleto da Agrippa e terminato da Augusto prima della dedicazione, rendendo egli ogni cosa di pubblico diritto. In quella circostanza si diè un funebre munus gladiatorium, in Septis, sia (dice Dione) per rendere onore ad Agrippa, sia per l’avvenuto incendio di molti edifici attorno al foro.