Veduto come l’opinione più plausibile circa il posto occupato dal Campus Agrippae sia quella proposta dal Nardini ed accettata dai compilatori del Corpus, cerchiamo ora di rintracciare il sito dei Castra dedicati da Aureliano in Campo Agrippae. Io opino (e non credo di esser lungi dal vero) che Aureliano riducesse a caserma il Porticus Septorum. E ciò lo ritengo per due ragioni: 1.º perchè non si trova più memoria di quel portico dopo il regno di Severo Alessandro; 2.º perchè quantunque esso fosse celebre quanto gli altri portici e forse anche più, non fu notato negli elenchi dei Regionarî del IV secolo, nè nella regione VIIII nè nella VII: fatti, che manifestano una trasformazione venuta in quel portico al cadere del secolo III, rimanendo notato però negli elenchi, sotto il nuovo nome venutogli da quella, nella regione VII. Ammettere la riduzione di un portico della forma del Porticus Septorum, a caserma, non è cosa che possa recar maraviglia, se si rifletta che quella forma si prestava molto a tale riduzione, e che questa veniva suggerita anche dall’uso che costantemente si faceva di simili portici per l’attendamento provvisorio delle milizie, allorchè queste eran chiamate in città per qualche fatto straordinario. Così avvenne, ad es., nell’eccidio di Galba. Chi non sa che in quel frangente la legione Illirica trovavasi attendata nel Porticus Vipsania? Missus et Celsus Marius ad electos Illyrici exercitus, Vipsanii in Porticu tendentes (Tac. Hist. l. I, c. 31).
La chiesa pertanto «SS. Quadraginta de Calcarario» si trovava a breve distanza dai Castra Urbana di Aureliano.
Del resto, il fatto dell’esistenza di quattro chiese dedicate ai Quaranta Martiri di Sebaste, situate indiscutibilmente presso alloggiamenti militari, sarebbe bastato da sè solo a far congetturare che, in prossimità della chiesa dei SS. Quadraginta de Calcarario, stessero i Castra Urbana.
[763]. Bulla, Intenta igitur, 1433 — Pont. Eug. anno III.
[764]. Pag. 160 b.
[765]. Roma nell’età di mezzo, Tom. I, p. 320.
[766]. V. Cardella, Memorie Storiche dei Cardinali. Tom. III, p. 208 e 264.
[767]. Le cinque chiese dedicate in Roma ai Quaranta Martiri di Sebaste, tutte edificate presso cinque alloggiamenti di soldati, dimostrano quanto sia vera la testimonianza tradizionale dei Padri di Cappadocia (contemporanei al fatto con S. Basilio Magno alla testa), che ce li mostra soldati in senso proprio; e quanto male si apponga il ch.º Franchi dei Cavalieri, il quale, dubitando di quella testimonianza, e basandosi invece sul famoso testamento (ritenuto autentico dai moderni ipercritici) asserisce, che quei martiri non si possono dire soldati che in senso figurato. Il testamento fu scritto (secondo il documento) da Melazio a nome di tutti; ma basta leggerlo per dichiararlo apocrifo. Fra le altre bellezze, in esso parlano i morti! È proprio giunto il tempo predetto da S. Paolo: Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desideria coacervabunt sibi magistros prurientes auribus; et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur. (Epist. II ad Timoth. 3-4).
[768]. V. Mabillon, Musaeum Ital. Tom. II, p. 190.
[769]. Sulla favola della Papessa Giovanna vedasi il dotto lavoro del Ch.º Prof. Tomassetti, La Storia della Papessa Giovanna — «Bull. Arch. Com.» — an. XXXV, p. 82 e segg.