[870]. Epigramma XXVIII del lib. Spect.
[871]. Dopo il regno di Domiziano.
[872]. Pompae e Libitinensis.
[873]. Muniti d’inferriate.
[874]. Si trova dalla parte del Laterano. Nella Tav. V, le cloache sono segnate in colore bleu.
[875]. Un tratto di questa cloaca fu scoperto negli scavi del 1874. — È larga m. 0,63 ed alta m. 1,95. — Si dice che pel restauro di questa cloaca furono spese lire 200,000.
[876]. V. Lanciani, Ancient Rome p. 55.
[877]. Lanciani, Commentarî di Frontino p. 153.
[878]. Parte II, cap. VII.
[879]. V. Cassio p. 73, ove parlando degli archi neroniani scrive: § 10 — «A canto alla strada, continuavano, e ancora ben si distingue essere in piedi un solo, e in qualche distanza altri XIII dei quali nel piegar della strada essendone alcuni rovinati, e perciò interrotta la loro concatenazione, la riassumono VIII intersecata a sinistra la stessa via terminando il loro filo al portone esteriore del vestibolo di S. Stefano (Rotondo) distante dalla porta ed atrio del tempio 82 passi andanti. E qui conviene positivamente avvertire, come più volte si è da me osservato, che degli VIII archi gli ultimi IV più vicini al vestibolo o portone, avevano archi sopr’archi, o dir si voglia sesto col quale grado grado l’un dopo l’altro andavano dolcemente abbassandosi per retta linea verso un grosso pilastro isolato, lontano dal già detto portone e ultimo arco 90 simili passi. Egli è però sicuro (e sarebbe di gran vantaggio l’opposto, perchè gioverebbe al nostro intento senza ulteriori ispezioni) che il numerato spazio di distanza, o per nuove aggiunte di costruzioni, o per la mutazione della faccia del luogo cambiata in orto e vigneto con recinto di nuovi muri è così deformato, che non lascia segni sensibili d’inclinazione degli archi sino al castello, che stava e sta al lato settentrionale dell’isolato pilastro, dove non è da porsi in dubbio che avessero li descritti archi il lor termine; benchè nella metà del già detto recinto vi si vegga altro pilastro verso al quale forse continuavano gli archi la lor dirittura; ma per essere sformato e senza segni di appoggio o incastro d’archi, non mi permette farne certa assertiva, benchè io la stimi assai verosimile. Il pilastro isolato che sta eminente nel fine della piazza tra il circondario di S. Stefano e di S. Maria in Domnica, o modernamente Navicella, è di larghezza 14 palmi nel fianco settentrionale, nell’altezza eguaglia la torre che dicessimo delli Consoli, alla quale corrisponde lo speco che sulla cima di questo e di quello si scopre, a livello d’altro dei VII archi posteriormente piantati oltre alla torre sul limite degli orti o vigneti dei Ss. Gio. e Paolo, conceduti dal Pontefice Clemente XI alli PP. Missionari. Nella metà dello stesso pilastro appariscono ad oriente vernale, e a ponente gl’incastri degli archi rovinati. A settentrione, siccome sopra accennammo, v’è un sito riquadrato di larghezza uniforme al pilastro, nel quale senza dubbio era alzato il ricettacolo o fosse castello, in cui separatamente calavano le acque portate dagli archi provenienti dal vestibolo di S. Stefano, e si distribuivano con tubi in diverse parti del quadrivio di quella piazza (de’ quali tra poco) perchè vi sta il chiusino a volta con telaro di bianco marmo per sostenere la quadrata consimile pietra: indizio che nella chiavica interiore vi si custodissero li tubi e fistole o di piombo o di creta.......»