«Di tale prezioso carme rimase superstite soltanto il primo verso fino al sec. XVII; e questa reliquia pure venne cancellata in seguito agli inconsulti restauri eseguiti a spese del card. Pinelli». P. Sisto Scaglia, Mosaici antichi della bas. di S. Maria Maggiore in Roma. Roma, F. Pustet, Editore, 1910.

[928]. Notiones Archaeolog. Christ. Cap. II, p. 176, Romae 1908.

[929]. Corpus antiq. rom. absolutissimum p. 440.

[930]. Cf. G. B. Lugari, loc. cit. p. 9.

[931]. The ruins and excavations of ancient Rome p. 283.

[932]. Loc. cit. p. 10.

[933]. Proc. Della Guerra Gotica l. I, c. XXII, XXIII.

[934]. Qui il Lugari (loc. cit. p. 11 dell’estratto o p. 113 delle Dissert. della Pont. Accad. Rom. di Arch. serie II, Tom. VII) in una lunga nota dimostra che l’anfiteatro Castrense era capace di contenere il numero sufficiente di belve per gli spettacoli ordinarî; ed indica il sito ove poterono esservi le abitazioni per i militi del vivario e per i serventi.

[935]. Lanciani, The ruins and excavations of ancient Rome, p. 388.

[936]. Ficoroni, Le vestigia di Roma antica, p. 121.