[1039]. Sylloge Inscript. Lat. p. 290. Aug. Taurin. MDCCCLXXV.
[1040]. Loc. cit.
[1041]. Vol. I, tav. XII.
[1042]. Oltre a ciò il falsificatore del sec. XVII avrebbe usato punti tondi, mai triangolari. Del resto esistono parecchie iscrizioni dei tempi di Urbano VIII; eppure sull’I non v’è punto di sorta.
[1043]. Lo stesso Cabrol (Dictionnaire D’Archéologie chrétienne, voce Amphithéatre, col. 1653, Paris, 1904), l’ha riprodotta in caratteri comuni e senza apici.
[1044]. Anche ammesso che il musaicista al rifare l’iscrizione «Ego sum via, veritas et vita» avesse aggiunto arbitrariamente i punti sugl’I, non per questo l’iscrizione sarebbe falsa, ma una riproduzione genuina e verace dell’iscrizione primitiva. A tutti nota è l’iscrizione damasiana che dice: HIC HABITASSE PRIVS, etc. I due primi esametri di questo carme si leggono nel sepolcro apostolico dell’Appia, e sono una riproduzione fatta nel secolo XII. Ora se le sillogi, e specialmente il codice di Einsiedeln, non ci avessero conservato quel carme, la critica moderna avrebbe ritenuti quei due esametri per una falsificazione di quel secolo. Eppure è una riproduzione genuina!
[1045]. Loc. cit. p. 146.
[1046]. Ripostigli, p. 198.
[1047]. Ann. Inst. XII, p. 241.
[1048]. Intorno ad alcuni monumenti antichi esistenti al IV miglio dell’Appia. Roma 1882, pagina 63.