PONTIF . MAX . TR . P . II . COS . P . P . S . C .[495].

Solennissimi furono gli spettacoli che si celebrarono nell’Anfiteatro Flavio sotto l’impero di Gordiano III[496].

Il Lanciani[497] dice: «È notissima la passione della famiglia di Gordiano Giuniore e di lui stesso per le venationes, e la loro munificenza nel celebrarle». Gordiano III, per festeggiare il suo trionfo Persico[498], avea preparati in Roma 1000 paia di gladiatori fiscali o di proprietà governativa; 22 elefanti, 10 alci, 10 tigri, 60 leoni mansuefatti, 10 belbi ossia iene, un ippopotamo, un rinoceronte, 10 arcoleonti o leoni di prim’ordine, 10 camelo-pardali, 20 onagri, 40 cavalli indomiti ed altre innumerevoli belve feroci. Ma queste bestie furono esposte dal suo successore ed assassino, Filippo, nei ludi secolari, quando, cioè, nel consolato suo e di suo figlio, celebrò l’anno millesimo della fondazione di Roma[499]. Pomponio Leto è di parere che questi ludi siano stati fatti nel Circo Massimo e nel teatro di Pompeo. Il Muratori[500] dimostra che si diedero nell’Anfiteatro. Nondimeno, come giustamente osserva il Salmasio, essendo probabile che la distribuzione dei donativi, solita a farsi dagli Imperatori al popolo, avesse luogo nell’Anfiteatro Flavio; ed è da credersi che, oltre ai ludi celebrati nel Circo Massimo, se ne celebrassero anche altri nell’Anfiteatro: molto più che Giulio Capitolino pare che distingua i giuochi fatti nel Circo dai doni che si distribuirono nell’Anfiteatro: et muneribus atque circensibus.


Anche Probo diede nell’Anfiteatro sontuose cacce nell’anno 281, in cui celebrò il suo trionfo. Vopisco[501] riferisce che in questa circostanza Probo fece uscire dagli ipogei del nostro Anfiteatro 100 leoni di prim’ordine, iubati, colle loro giubbe sciolte, i quali coi loro ruggiti facevano rimbombare la cavea a guisa di tuoni; e furono tutti uccisi dai cacciatori. Si diè poscia la venatio di 100 leopardi africani e di 100 siriaci; di 100 leonesse, e 300 orsi insieme; il quale spettacolo, dice il biografo, riuscì più grandioso che gradito: Magnum magis constat spectaculum fuisse quam gratum.

Alla venatio fe’ seguito un ludo gladiatorio, nel quale lottarono i prigionieri condotti in Roma pel trionfo: questi erano quasi tutti africani, della tribù dei Blemî; e ad essi furono aggiunti alcuni Germani, Sarmati e ladroni Isauri. In tutto, paia 300.


Quando, nel 274, Aureliano condusse sul Campidoglio, dietro al suo carro ed avvinta con catene d’oro, la superba regina dei Palmireni, Zenobia, e i due Tetrici; l’immensa processione fu preceduta da 20 elefanti, 200 belve ammansite, della Libia e Palestina, da diversi camelo-pardali, da alci, e da altre simili bestie forastiere[502]. Succedevano a queste 800 paia di gladiatori e i prigionieri delle varie barbare nazioni soggiogate, cioè: gli Alani, gli Arabi, gli Assomiti, i Battriani, i Blemmî, i Persiani, i Goti, i Sarmati, i Franchi, gli Svevi, i Germani, i Vandali, gl’Iberi, gli Eudemoni, i Palmireni e gli Egiziani. I seguenti giorni furono impiegati in combattimenti gladiatorî, in cacce di fiere ed in naumachie[503]: segno evidente che in quei pubblici sollazzi si fecero massacrare i 1600 gladiatori ed i prigionieri.


Imponentissimi spettacoli ebbero luogo nell’Anfiteatro Flavio ai tempi di Caro, Carino e Numeriano (283). Calpurnio ce li descrive particolareggiatamente; e la sua Ecloga è tanto più interessante, in quanto che fu egli teste oculare di ciò che narra. Calpurnio[504] induce il pastore Coridone a descrivere ad un altro pastore, Licota, gli spettacoli dati nel nostro Anfiteatro ai suoi giorni; ed in pari tempo descrive l’anfiteatrale edificio. Noi riportiamo in nota il testo, dando qui relegante traduzione del march. Luigi Biondi pubblicata in Roma nel 1841.